Causa Successione

Il badante erede universale

Un’eredità contesa: due testamenti e un legame profondo

Uno dei casi più interessanti seguiti dal mio studio, per implicazioni giuridiche, procedurali e soprattutto morali — ma anche per il finale!
Due testamenti contrastanti, un legame parentale e un profondo legame sentimentale, due pretese alle quali nessuno voleva rinunciare: inevitabile il contenzioso, senza esclusione di colpi.
Il primo passo è approfondire ed investigare sulla vita passata del defunto, e sul tipo di rapporti instaurati o deteriorati con i rispettivi pretendenti eredi.

Nel nostro caso il defunto, che chiameremo Irene, aveva lasciato sparsi nella propria abitazione diversi scritti, cambiando più volte idea su chi fosse il destinatario del suo cospicuo patrimonio, composto da beni immobili di pregio, conti correnti e cassette di sicurezza di notevole valore: un asse ereditario a sei zeri.
I due testamenti, incompatibili tra loro, nominavano rispettivamente il fratello di Irene e il suo badante.

L’indagine legale e la verifica dell’autenticità

Il nostro cliente, Mario, era il badante che aveva accudito e curato Irene negli ultimi dieci anni della sua vita, segnata da una grave malattia degenerativa.
Egli era in possesso di un testamento olografo consegnatogli da Irene poco prima di morire, con il quale veniva nominato erede universale in virtù delle cure ricevute, dell’affetto profondo e del risentimento che la donna nutriva verso il fratello Pippo e la moglie Caia.
Questi ultimi, invece, detenevano uno scritto precedente che divideva i beni di Irene tra loro due.

Poiché si trattava di una successione testamentaria, regolata dagli articoli 587 e seguenti del codice civile, Pippo, convinto del proprio vantaggio come parente prossimo, si affrettò ad accettare l’eredità e a prendere possesso dei beni.
È stato quindi necessario agire tempestivamente per evitare lo svuotamento dei conti correnti e delle cassette di sicurezza.
In seguito, d’accordo con la controparte, sono stati nominati due periti grafologi per verificare l’autenticità dei testamenti: entrambi gli scritti sono risultati autentici, redatti di pugno da Irene.

La verità emerge: le volontà di Irene e il riconoscimento di Mario

Restava da accertare che Irene avesse piena capacità mentale al momento della redazione del testamento a favore di Mario.
Attraverso testimonianze, referti medici e dichiarazioni di conoscenti, è stato confermato che la donna fosse perfettamente lucida e consapevole delle proprie decisioni.
La legge, infatti, stabilisce che in presenza di più testamenti vale quello più recente, purché redatto in piena capacità di intendere e di volere.

Le indagini hanno confermato la validità del testamento di Mario, l’autenticità della scrittura e la lucidità di Irene.
Inoltre, i testimoni hanno descritto il sincero affetto e la dedizione con cui Mario si era preso cura di lei, contrapposti all’indifferenza del fratello e della cognata, che da anni avevano interrotto i rapporti.
Tutti questi elementi hanno portato alla resa della controparte: Pippo e Caia hanno rinunciato a ogni azione, e Mario ha ottenuto ciò che era giusto avesse, diventando erede universale e proprietario dell’intero patrimonio lasciato dall’amata Irene.

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