Iniziato l’autunno: ciclisti a rischio

L’estate, per i ciclisti, vuol dire destinazioni che hanno posto l’uomo e l’ambiente al centro degli interessi, dove la natura e la salute hanno un peso prevalente, e regole e controlli fanno sì che pedali sereno e senza quell’orribile sensazione di avere sempre un automobilista alle spalle, pronto a schivarti o, peggio, investirti.
Quest’anno ho scelto Gran Canaria, ma poteva essere qualsiasi altra meta spagnola, e ho provato il gusto di pedalare in sicurezza, godendo della natura e di ogni tornante a strapiombo sul mare, in piena libertà e sicurezza. Come in un sogno a occhi aperti dopo qualche chilometro mi sono reso conto di non avere paura, di non sentirmi minacciato dagli automobilisti che anzi, al contrario, anche in salita, a passo d’uomo, attendevano un mio gesto per superarmi, per poi compiere questa manovra solo ed esclusivamente in totale sicurezza, come dovrebbe essere da codice della strada (rileggete l’art. 148, così per curiosità). Neanche da aggiungere, perché chi ha pedalato in questi luoghi lo sa, che talvolta dalle auto, mentre sorpassano, qualcuno si sporge dal finestrino per incitarti o applaudirti… e andale! Perché i ciclisti non sono visti un intralcio e c’è stato negli anni un cambiamento culturale, dovuto a pochi semplici passaggi: limiti di velocità rigorosi, a 20, 30, 40 e 60, piste ciclabili, e controlli serrati. Il risultato finale? Una convivenza pacifica tra automobilisti e ciclisti, la percezione di un vantaggio comune, non solo per i ciclisti, ma anche per gli stessi automobilisti, che vivono il trasporto in auto in modo rilassato, perché tanto non cambia nulla arrivare cinque minuti in anticipo.
Un esempio per l’Italia, visto che queste isole sono frequentate da molti italiani, per far leva su una Politica confusa e contraddittoria, che non riesce a dare un’impronta decisa e protesa al cambiamento, e non molla il piede dai pedali dei veicoli a motore. Si può affermare quindi che le Canarie costituiscano un esempio di sostenibilità, che tiene conto nelle sue scelte politiche dell’impatto ambientale, rendendosi così sempre più attrattiva per i numerosi turisti sensibili al tema ambiente, e in questa prospettiva tutti ne traggono piacere, creando un circuito virtuoso, un clima di convivenza distesa, una mobilità urbana evidentemente improntata sulle biciclette, con città costellate di piste ciclabili, perfette e colorate, meno inquinate e silenziose.
Finite le vacanze ecco però il duro rientro alla realtà, specie per chi abita in città come Milano, dove il ciclista continua ad essere considerato un fastidio, un ingombro da sorpassare in ogni modo, senza cautele né minimo rispetto, con prepotenza e cialtroneria da parte di chi, viziato e arrogante, non abbandona l’automobile anche per piccoli e inutili spostamenti. Il Codice della strada è sempre lì, parcheggiato in Parlamento, con i suoi 770 emendamenti, e non porterà cambiamenti, se non in peggio. In compenso la promessa di un nuovo codice ha generato soltanto ulteriore confusione. La percezione dell’italiano medio è che il ciclista stia sempre in mezzo alla strada a infrangere le regole, e per questo non merita alcun rispetto (basti leggere i commenti alle notizie di ciclisti uccisi), così, complice la promessa di un nuovo codice, con tutte le incognite al vaglio del parlamento, non conosce le regole e trae la conclusione più semplice: prendersela con i ciclisti, sempre e comunque in torto, e sentirsi legittimato a passarli “al pelo”, insultarli, forzare nelle rotonde o in prossimità di incroci o ciclabili.
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