
Stefania Nobile e Davide Lacerenza
Negli ultimi giorni, il nome di Stefania Nobile e Davide Lacerenza è tornato sotto i riflettori. I due si trovano a dover rispondere di accuse pesanti, che spaziano dalla detenzione di stupefacenti allo sfruttamento della prostituzione, fino al reato di autoriciclaggio. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, possiamo fare due conti generici sulle pene previste dal nostro ordinamento per questi reati.
DETENZIONE STUPEFACENTI: Art 73 del dpr n. 309/1990 : da 6 a 20 anni
Chiunque offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti o psicotrope è punito con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da euro 26.000 a euro 260.000
SFRUTTAMENTO PROSTITUZIONE: Art. 3 dalla legge n. 75/1958 : da 2 a 6 anni
Il reato di sfruttamento della prostituzione stabilisce che è illegale approfittare dei proventi ottenuti dall’attività di prostituzione di terzi.
Lo sfruttatore, secondo la legge è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 258 a euro 10.329, salvo in ogni caso l’applicazione dell’art. 240 del codice penale (norma che disciplina la confisca).
AUTORICICLAGGIO: Art. 648 ter 1 del Codice Penale da 2 a 8 anni
Il reato concretizza nel sostituire o trasferire denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo e compiere altre operazioni in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa.
Si applica la pena della reclusione da due a otto anni e della multa da euro 5.000 a euro 25.000
Se aggiungiamo la reiterazione generica del reato (per i precedenti), si potrebbe ottenere un aumento di un terzo della pena.
Ecco un conto della serva considerando i minimi edittali, ma senza sconti:
6+2+2, SENZA ATTENUANTI E CON AUMENTO PER REITERAZIONE: 13 ANNI.
A seguito delle esternazioni a danno dei ciclisti e per la nostra sicurezza ci auguriamo che la Giustizia tenga questi individui lontani dalle strade il maggior tempo possibile.

L’obiettivo di ZeroSbatti? Una riforma del Codice della Strada
La ZEROSBATTI nasce nel 2017 per denunciare un preoccupante aumento degli incidenti a danno dei veicoli a due ruote, inoltre le vittime incontravano grandi difficoltà nell’ottenere il giusto risarcimento dei danni fisici e materiali, restando vittime così una seconda volta. L’associazione, no profit, capitanata dall’Avv. Federico Balconi, si è posta quindi due grandi obiettivi: la promozione della sicurezza stradale e la filosofia dello sport e far ottenere il giusto risarcimento alle vittime degli incidenti.
L’Avvocato Federico Balconi esercita nel foro di Milano, occupandosi di diritto civile con particolare specializzazioni in infortunistica stradale e diritto sportivo.
Avvocato, qual è stato il pensiero dietro al nome ZEROSBATTI? “Alleggerire le vittime che si trovano in un momento complesso e difficile, dalla gestione legale e burocratica per la pratica di risarcimento. Guidare le vittime di incidenti nelle primissime fasi è determinante al fine di compiere le mosse giuste e quindi non compromettere il risultato finale”.
Dopo otto anni sei felice dei risultati ottenuti insieme al tuo Team di lavoro? “Sono felice per tutte le persone che abbiamo assistito e aiutato, ogni giorno ci ringraziano per il lavoro svolto insieme al mio Team, ma non sono felice per la situazione attuale sulle strade e per le norme in vigore che dovrebbero tutelare le parti vulnerabili della strada”.
Qual è il punto di forza di ZEROSBATTI? “L’assistenza immediata e la forte specializzazione nella gestione di questo tipo di pratiche legali”.
Perchè avete scelto di creare come forma giuridica un’associazione? “Per consentire a tutti di avere una difesa legale gratuitamente, senza la preoccupazione delle spese di giustizia oltre a creare una grande community per condividere le finalità sociali volte ad una maggior sicurezza sulle strade”.
L’ambassador di ZEROSBATTI è Vincenzo Nibali. Com’è composta la squadra? “Siamo un Team strutturato che cresce anno dopo anno, composto da diversi avvocati specializzati in materia, collaboratori e collaboratrici che si occupano di fornire assistenza immediata a chi ha bisogno del nostro intervento, oltre ad un ufficio stampa dedicato”.
Qual è il vantaggio di avere un avvocato ciclista e che sia esperto in materia di incidenti stradali sulle due ruote? “Il vantaggio è quello di avere una competenza specifica e la conoscenza di tutte le peculiarità che riguardano il mondo delle due ruote per potersi interfacciare con le assicurazioni al fine di ottenere il giusto risarcimento del danno. Ci sono aspetti tecnici particolari, quali il danno alla bicicletta e tutte le voci di danno fisico, patrimoniale, esistenziale e morale. Nello specifico abbiamo anche periti, tecnici, medici legali e psicologi per poter rispondere ad ogni esigenza del cliente e per poter controbattere alle obiezioni della controparte; questo ci consente di definire velocemente e con piena soddisfazione le pratiche di risarcimento senza quasi mai dover ricorrere al Tribunale”.
Nell’ultimo anno avete stretto anche diverse collaborazioni nel mondo della bici… “Esattamente. Siamo stati scelti dalla Federazione Ciclistica Italiana, con un contratto fino al 2027, per fornire la nostra assistenza e i nostri servizi a tutti i loro tesserati gratuitamente. Come ZEROSBATTI abbiamo affiliate e attivato convenzioni per numerose ASD in modo da tutelare tutta la squadra. Da quest’anno abbiamo anche un importante accordo di partnership con Specialized Italia. Attraverso i numerosi rivenditori, forniremo assistenza a tutti i nuovi clienti, offrendo loro un supporto legale, tecnico e professionale in caso di incidente, un grande vantaggio”.
Siete presenti sia nel ciclismo professionistico che in quello amatoriale… “Abbiamo tanti corridori professionisti che si affidano alla nostra tutela legale e hanno aderito alla nostra associazione, aiutandoci a divulgare le nostre finalità; sposando il progetto ZEROSBATTI. Siamo presenti anche nel ciclismo amatoriale, grazie ad un importante collaborazione con RCS Sport per la Gran Fondo Strade Bianche, con l’obiettivo di promuovere la cultura delle due ruote e garantire maggiore sicurezza in bici”.
Qual è il sogno di questa associazione? Dove volete arrivare? “Una riforma efficace del Codice della Strada e un vero cambiamento. Per rendere tutto ciò possibile, è fondamentale che sempre più persone aderiscano alla nostra associazione. Credo inoltre che l’attività di comunicazione e social che svolgiamo quotidianamente sia essenziale per far arrivare il nostro messaggio a un pubblico sempre più ampio”.

Specialized e Zerosbatti insieme per proteggere i ciclisti
Specialized Italia ha annunciato una collaborazione esclusiva con ZeroSbatti, associazione non-profit leader nell’assistenza legale ai ciclisti coinvolti in incidenti. Questo progetto innovativo dimostra la vicinanza e l’impegno di Specialized nei confronti dei rider, per garantire loro sicurezza e supporto in ogni situazione.
La mission del progetto: prendersi cura dei ciclisti.
Nel 2025, tutti coloro che acquisteranno una bicicletta o un telaio Specialized riceveranno un anno di assistenza legale gratuita in caso di incidente stradale in bicicletta. Grazie a questa iniziativa, i clienti potranno contare su un supporto professionale e tempestivo, in grado di guidarli passo dopo passo nel processo di gestione dei danni materiali e fisici.
Come funziona?
Ogni cliente riceverà una cartolina dotata di QR code che permette di registrarsi facilmente online. Una volta inseriti i dati richiesti e il numero di serie del prodotto, l’accesso al servizio sarà immediato. In caso di incidente, il team ZeroSbatti, in sinergia con i punti vendita Specialized, offrirà supporto completo: dalla valutazione dei danni al dialogo con periti e assicurazioni, fino alla migliore gestione dei risarcimenti.
Un valore aggiunto per i nostri clienti
Oltre a offrire protezione legale, questa collaborazione punta a diffondere una maggiore cultura del rispetto tra gli utenti della strada. ZeroSbatti, con il supporto di atleti professionisti, porterà avanti campagne di sensibilizzazione per promuovere la sicurezza e l’educazione stradale.
Specialized e ZeroSbatti credono che ogni ciclista meriti non solo la migliore tecnologia, ma anche un’assistenza che lo accompagni ovunque, sia in sella che nelle situazioni più difficili. Questo progetto rappresenta un ulteriore passo avanti nell’impegno di Specialized per un futuro più sicuro e sereno per tutti i rider.

Il nuovo codice stradale? deludente per noi ciclisti
La sicurezza stradale è da tempo un problema per il nostro Paese. La stretta del Governo col nuovo codice della strada (in vigore da sabato 14 dicembre) sembra però lasciare aperte alcune questioni che riguardano bici e ciclisti. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Federico Balconi, fondatore di un’associazione di promozione sociale che ha alla base tre pilastri: difendere i ciclisti in caso di incidente, garantire la sicurezza stradale e promuovere la filosofia dello sport.
Avvocato prima di venire al nuovo codice della strada vorrei partire dalla multa comminata a inizio dicembre dai carabinieri ai due ex professionisti Domenico Pozzovivo e Diego Ulissi, rei di circolare in doppia fila mentre pedalavano tra Colico e Gravedona sul lago di Como. Lei ha dichiarato che non avrebbe pagato la multa.
“Assolutamente sì. Per due motivi. Il primo è che un mio diritto. Se non condivido quella sanzione, ho il diritto di contestarla e posso chiedere di farmela spedire a casa. Il secondo è che se la pago non la posso più contestare o impugnare. E di conseguenza perderei il ricorso davanti al giudice di pace. Perché il ricorso diventa inammissibile”.
Pozzovivo ha detto: “Continuerò ad andare in bici in coppia perché mi rende più visibile e riduce le possibilità di incidente, meglio pagare la multa che rischiare di essere investito”
“Questa è una cosa che portiamo avanti dall’inizio, dalla nascita di ZEROSBATTI nel 2017 e che non smetteremo di fare nostra. Andare in fila per due come si fa in Spagna, Belgio e Olanda è molto più sicuro. Più sicuro per tutti. Per tre motivi.
Il primo è che ci rende più ‘ingombranti all’occhio’ e quindi più visibili. Abbiamo tantissimi verbali dove si legge che l’automobilista ‘non ha visto’ il ciclista. Prendiamo l’esempio di quattro corridori in fila per due: simulano la grandezza di una macchina. Veniamo quindi al secondo motivo: l’automobilista per forza di cose si vede costretto a rallentare, perché per superarli deve controllare che nel senso di marcia opposto la corsia sia libera per completare la manovra. Il terzo è che per superare quattro ciclisti a coppie si impiega meno tempo rispetto a quattro in fila indiana”
La fila indiana è una peculiarità quasi italiana:
“La grande differenza rispetto agli altri Paesi è che in Italia la fila indiana in bici è obbligatoria, negli altri Paesi no. E’ una noma che non vogliono proprio togliere. In Italia si può andare in coppia solo all’interno dei centri urbani”
Come nasce ZEROSBATTI e a chi si rivolge?
“Nasce da due esigenze: la prima è garantire la sicurezza ai ciclisti. Perché abbiamo capito per esperienza diretta che i ciclisti non si sentivano sicuri sulle
strade e abbiamo deciso di dare voce a questo sentimento. Il secondo motivo è prettamente giuridico. Perché spesso in caso di incidente non c’è un risarcimento senza tutela immediata. Il ciclista solitamente ‘subisce l’incidente
da solo. Apre una pratica senza sapere bene cosa fare. Di fatto non c’è una scadenza. Ma se non fai subito le foto sul luogo dell’incidente, chiedi i preventivi, per esempio, ti mancano degli elementi utili e fondamentali per chiedere il risarcimento all’assicurazione. Perché il problema cruciale è la ricostruzione dell’incidente. Nove automobilisti su dieci negano responsabilità.
Abbiamo notato anche che le stesse forze dell’ordine partono con dei pregiudizi nei confronti dei ciclisti. Ci è capitato di impugnare dei verbali alquanto fantasiosi. Ad esempio in un verbale avevano scritto: ‘ciclista oscillante in mezzo alla strada’, quando in realtà era stato investito mentre pedalava sulla destra, come aveva dichiarato la stessa investitrice. Noi seguiamo circa 300 casi all’anno e abbiamo oltre 110mila iscritti. Di questi 6mila che si sono iscritti online sul nostro sito. Ma il grosso arriva degli enti di promozione che garantiscono la tutela attraverso il tesserino, tipo la Federciclismo. Ci rivolgiamo a tutti i ciclisti, anche a quelli che vanno a prendere il pane o usano la bici per andare al lavoro. E poi chiaramente anche a quelli che la utilizzano per fare sport, per svago e per fare agonismo.
Come giudica il nuovo codice della strada in relazione alle esigenze dei ciclisti?
“Era partito bene. È una riforma nelle bozze da tanti anni. Ha sicuramente avuto un impulso forte a seguito della morte di Davide Rebellin nel 2022. Una notizia che ha colpito l’opinione pubblica. Partiva dall’articolo 148, quello riguardante il sorpasso. Rispetto al vecchio codice hanno inserito il metro e mezzo come misura minima. Salvo poi aggiungere ‘ove le condizioni lo consentano’. Lasciando così uno spazio grigio di valutazione e interpretazione all’automobilista. L ’articolo vecchio, per assurdo, pur non imponendo il metro e mezzo dava maggiori garanzie al ciclista. Era forse più vago, perché costruito sulla base di concetti più che di dati. A questo punto la palla passa ai giudici e alle loro sentenze. Se loro, in caso di urto, riusciranno ad evidenziare che alla base dell’incidente c’è una distanza inferiore al metro e mezzo le cose potrebbero cambiare. L ’espressione ‘sorpasso non cautelare’ usata spesso nei casi di omicidio stradale potrebbe essere una chiave importante in tal senso. Io non voglio essere completamente negativo. Per questo dico che aver inserito la distanza è assolutamente una cosa positiva. Ora speriamo che l’automobilista si abitui a rispettarla”
La sicurezza stradale è una questione culturale?
“Assolutamente sì. Puoi mettere tutte le norme che vuoi ma senza una cultura ben definita non si va molto lontano. Sia chiaro. Non penso che la gente esca di casa per andare ad ammazzare chi gira in bici. Molto spesso la gente non ha la percezione di quello che fa. Non capisce che un’azione inconsulta può mettere a rischio una o più vite. Bisogna ricordare a tutti che i ciclisti, come ciascun essere umano, hanno diritto a stare sulla strada. Poi non dobbiamo dimenticare che il ciclismo ha un valore sociale e medico: andare in bici fa bene”.
Infatti in Italia stanno crescendo le ciclabili cittadine…
“Secondo me le ciclabili o le corsie ciclabili rappresentano una soluzione nelle città per la mobilità. Io abito a Milano, se vuoi andare in giro per via Senato in bici senza venire a contatto con le auto puoi farlo senza problemi. Il passo indietro che è stato fatto in tal senso è che il nuovo codice apre le corsie ai veicoli a motore, togliendo di fatto una zona franca, che – seppur poco – garantiva maggiore sicurezza”.
Il modello da seguire è quello spagnolo?
“Secondo me sì, sebbene anche loro non siano del tutto esenti dal problema. Soprattutto per turisti non proprio educati. Purtroppo abbiamo avuto alcuni casi di gente ubriaca al volante che ha investito dei ciclisti. Detto questo la Spagna è avanti parecchio sul tema della sicurezza stradale. Ma direi anche la Francia, che è un modello di rispetto delle regole”.
Secondo lei come bisognerebbe intervenire per migliorare la sutuazione in Italia?
“Questo è un codice che si aspettava da tanto tempo, ma resta deludente perché non dà un segnale forte di volontà di cambiamento per sensibilizzare le persone. Ma ci lavoreremo. Chiediamo sempre di essere invitati a un tavolo aperto con le istituzioni su incidenti e criticità per portare la nostra esperienza legale, che nasce dalla diretta procedura giuridica. Da un punto di vista prettamente giuridico avrei inserito una norma come quella che è stata appena istituita nel nuovo codice, aggiungendo però una presunzione di responsabilità a carico dell’automobilista ogni volta che un ciclista viene investito. E poi farei tante campagne sociali. Su chi sono i ciclisti, su cosa fanno sulla strada e sul diritto che hanno a stare per strada”
Intervista @SkySport
Fotografia @Ansa

Sicurezza e ciclismo
Il tema sicurezza in bici è approdato all’Ordine degli Avvocati di Milano, grazie ad un evento unico e pionieristico, voluto e proposto dall’avvocato Federico Balconi, insieme al professor Fabio Iudica e all’avvocato Maria Laura Guardamagna, che hanno colto l’importanza del tema e reso possibile il corso di formazione per Avvocati tenutosi il 28 ottobre 2024 presso il Tribunale di Milano, Sala Conferenze Eligio Gualdoni.
Tre ore intense di lavoro, con una importante affluenza e partecipazione, a dimostrare che senza dubbio il primo passo da compiere per migliorare la tutela dei ciclisti e per chi opera con il diritto è quello di aggiornarsi e acquisire maggiore conoscenza ed esperienza possibile, cogliendo l’opportunità di poter garantire un miglior servizio ai propri clienti ciclisti rimasti vittime di incidenti.
Durante l’incontro è emerso che nel mondo legale servono consapevolezza e analisi costruttiva del nostro sistema normativo, ad oggi inadeguato alla realtà con la quale i ciclisti, parte vulnerabile della strada, si scontrano letteralmente ad ogni uscita in bicicletta, che sia per lavoro, svago, sport o mobilità.
Il ciclismo è uno sport complicato, perché il pericolo caduta è intrinseco nel suo svolgimento e il nostro sistema giuridico dovrebbe adeguarsi al resto d’Europa, perché non ha attuato i principi ispiratori delle riforme del codice della strada, ovvero “una stretta a favore della sicurezza dei ciclisti”, come da dichiarazione del Ministro Matteo Salvini, “e finalizzata alla sicurezza e tutela della salute delle persone nonché dell’ambiente così come della circolazione stradale. Promuovere la mobilità sostenibile e l’uso dei velocipedi”.
Peccato che le promesse però non trovino poi riscontro nella riforma del Codice della Strada, limitandosi ad intervenire sull’unico articolo, il 148 cds, che in realtà salvaguardava i ciclisti regolando il sorpasso del ciclista: nella riforma si cita infatti il metro e mezzo ma aggiungendo la dicitura “quando possibile”.
Insomma, la discussione ha offerto stimolanti visioni agli avvocati presenti sullo stato dell’arte, sulla casistica di incidenti, sulle ripercussioni dell’introduzione dell’omicidio stradale.
Si è parlato anche della sicurezza in gara, altro tema purtroppo sempre attuale nel nostro sport. Toccanti le testimonianze dirette di Arianna Fidanza, ciclista professionista e Jacopo Guarnieri, che proprio quest’anno ha concluso la sua lunga carriera professionistica.
Fidanza ha dichiarato infatti che “ha paura ad uscire in bicicletta, e spesso le vien voglia di tornare a casa dopo che le hanno fatto l’ennesimo pelo con la macchina”, mentre Jacopo Guarnieri ha manifestato la sua preoccupazione e paura, pur abitando in un luogo di campagna che diventa più pericoloso per la velocità e manovre degli automobilisti: “Sono spesso inconsapevoli dei rischi che fanno correre ai ciclisti che sorpassano con manovre azzardate” ha detto il piacentino.
La sua proposta è dunque quella di spostare il focus della comunicazione dalla vittima degli incidenti all’automobilista, agendo sulla sensibilizzazione per “insegnare” all’automobilista a percepire il pericolo e le possibili conseguenze di certe manovre.
“Non posso pensare che, una volta appurato che davvero potresti uccidere una persona con una manovra apparentemente banale, si rimanga insensibili: penso che una volta recepito questo concetto le cose potrebbero migliorare”, ha concluso Guarnieri.
Se si vuole credere in un futuro ciclabile bisogna quindi offrire e garantire infrastrutture e norme tutelanti, con scelte più incisive rispetto a quelle attualmente prese. Altri spunti sono arrivati dall’avvocato Federico Scaglia, che ha dato una prospettiva interessante sul rapporto di lavoro dei corridori professionisti, sui rischi consentiti e sulle manovre dei ciclisti in gara, accettabili finchè non siano contrarie al regolamento in modo eclatante. Il rischio sportivo deve considerarsi accettato, perché il ciclismo è sport pericoloso, ma solo e rigorosamente finchè non si travalichino i limiti a favore dello spettacolo.
La sicurezza in gara e su strada è argomento caldissimo e che coinvolge in prima persona il Presidente FCI Cordiano Dagnoni, che si batte dall’inizio del suo mandato per migliorare la situazione: “Oggi i giovani hanno molte più alternative rispetto a trent’anni fa, sportive e non, ma nonostante questo abbiamo un movimento in crescita e questo ci impone di impegnarci per offrire infrastrutture e sicurezza ai più giovani, nei quali crediamo e con i quali dobbiamo lavorare, anche nelle scuole, negli oratori, ovunque si possa costruire una nuova mentalità. Senza dimenticare che saranno anche gli automobilisti di domani e a loro, come fanno in altri paesi d’Europa, va insegnata l’importanza dello sport, della bicicletta, del rispetto della vita dei ciclisti”.
Totalmente d’accordo Johnny Carera, il manager di Tadej Pogacar e di tanti altri importanti atleti, che ha fornito elementi interessanti perché da tempo ha garantito ai propri atleti una tutela legale (quella della ZEROSBATTI) a tutti i propri atlet: “Quando un corridore viene investito ed è costretto a rinunciare a parte o all’intera stagione i danni si riflettono negli anni successivi, perché si perdono chance e ingaggi economici e gli anni migliori non è detto tornino, quindi è essenziale essere seguiti da un legale competente di questa materia”.
Tutti gli interventi hanno quindi un filo conduttore: chi utilizza le due ruote corre oggi pericoli non più accettabili, che derivano da una totale mancanza di cultura della bicicletta e che ancora vede forti resistenze allo sviluppo di questo mezzo.
Il quadro è preoccupante e questi eventi diventano canali di divulgazione e sensibilizzazione anche per chi non appartiene strettamente a questo mondo, come ha fatto notare Riccardo Magrini, il commentatore che ha fatto innamorare tantissime persone del ciclismo, grazie a un modo nuovo di fare cronaca, capace di coinvolgere anche i meno appassionati. Lo stesso meccanismo – è la proposta – andrebbe applicato alla sicurezza.
Ancora oggi il dito continua ad essere puntato sui comportamenti dei ciclisti, ritenuti ancora la parte irrispettosa, nonostante i dati reali presentati dall’avvocato Balconi evidenzino che le colpe dei ciclisti negli incidenti e i danni causati sono assolutamente trascurabili, mentre morti e incidenti gravi sono sempre causati da manovre gravemente colpevoli di automobilisti, spesso anche inconsapevoli della gravità delle loro condotte.
Il Convegno, al quale ha partecipato anche il general manager della Jayco AlUla Brent Copeland e la successiva tavola rotonda, moderata da Francesca Cazzaniga, hanno quindi evidenziato l’urgenza di nuove norme e di nuove consapevolezze che coinvolgano tutti gli utenti della strada, chi è chiamato a legiferare e, in chiave legale, chi deve poi assistere chi sceglie la bicicletta.
Copyright © TBW

L’obiettivo mancato
Sul gazzettino.it un singolare articolo, che evidenzia l’errore di fondo (causa del nostro arretramento culturale).
L’OBIETTIVO MANCATO
Il PREGIUDIZIO
A partire dalla riforma del Codice della strada, a livello istituzionale vi è un pericoloso pregiudizio: la convinzione che la principale causa di incidenti a danno di ciclisti sia da ricercare nei comportamenti dei ciclisti, sanzionandoli ed educandoli.
iniziative come per il Sindaco di Mofalcone, che periodicamente dispone controlli programmati a danno dei ciclisti, confermano lo strabismo verso il problema sicurezza.
Prima di addentrarci nelle evidenti contraddizioni di questo sistema, ricordiamo a Sindaci e rappresentanti della legge che le principali cause di incidenti sono:
- Eccessiva velocità (degli automobilisti)
- Distrazione (degli atuomobilisti)
- Ignoranza delle norme del codice della strada
- Imprudenza (degli automobilisti)
- Dolo (degli automobilisti)
In nessuna di queste cause si individua la mancanza di luci, campanelli o bretelle…
Ciononostante il giornalista del Gazzettino titola:
“a Monfalcone 37 ciclisti multati in due giorni. Tra di loro c’era chi non indossava il giubbotto catarifrangente o le bretelle ad alta visibilità
L’articolo in questione poi qualche dato sconcertante:
“Un’operazione per tutelare la sicurezza stradale: la polizia locale di Monfalcone ha controllato 423 biciclette in due giorni”.
Quattro agenti impiegati, sin dalle prime ore del mattino (quindi supponiamo di giorno) hanno sottoposto a verificare i veicoli su alcune strade cittadine, effettuando 37 sanzioni per diverse violazioni del Codice della Strada.
Le sanzioni inflitte, secondo quanto riporta il gazzettino, attengono a 25 e sanzioni per circolazione contromano e 10 per il mancato possesso delle luci di segnalazione.
Le restanti due irregolarità riguardavano l’assenza del giubbotto o delle bretelle ad alta visibilità.
Il giornalista scrive poi che “Gli interventi sono infatti mirati a garantire la sicurezza di ciclisti, pedoni e automobilisti, perché un eventuale incidente con un velocipede che non rispetta le normative potrebbe comportare conseguenze legali e sospensioni della patente per i conducenti delle auto coinvolte”.
Sfugge però la logica giuridica di tale dichiarazione, che si contraddice negli stessi termini e la domanda sorge spontanea: se in caso di incidente vengono sospese le patenti degli automobilisti, se ne deduce che l’incidente sia stato provocato da comportamenti illeciti degli stessi automobilisti…e allore per quale motivo impegnare gli agenti in una operazione punitiva/educativa (che non suona benissimo) nei confronti dei ciclisti?
Come dire: se l’automobilista ti investe, superando limiti di velocità, in stato di ebbrezza ed effettuando sorpassi o manovre illecite, tu ciclista crei un disagio, quindi ti multo ad esempio per la mancanza di campanello (anche se non ha rilevanza nella dinamica!)…
L’obiettivo non andrebbe quindi spostato sui comportamenti degli automobilisti?
Se il problema in Italia è culturale, queste iniziative, e il tipo di commento, lo fanno emergere in modo evidente.
La dichiarazione del vicesindaco lo conferma:
«Il nostro obiettivo non è quello di sanzionare i ciclisti che commettono irregolarità, ma sensibilizzarli sulla necessità di rispettare le norme, per la loro stessa sicurezza e per quella degli altri utenti della strada – ha spiegato vicesindaco reggente Antonio Garritani -. In tema di sicurezza non facciamo sconti e siamo soddisfatti nel constatare che, rispetto agli anni precedenti, abbiamo registrato una diminuzione delle sanzioni, segno di una maggiore consapevolezza e attenzione da parte dei ciclisti, anche grazie a questo genere di operazioni che periodicamente programmiamo» ha poi concluso.
Un breve ripasso sulle norme:
Le bretelle, di giorno, nei centri urbani salvo nelle gallerie, non sono obbligatorie, mentre luci e campanello devono equipaggiare le biciclette, salvo accenderle (d’obbligo) solo dopo da mezz’ora prima del tramonto e mezz’ora prima dell’alba (art. 182 comma 9 cds).
Saremmo curiosi di leggere ognuno di questi verbali, analizzando orari, luoghi, circostanze, per capire se davvero l’operazione sia stata ordinata e finalizzata alla sicurezza dei ciclisti, commettendo in ogni caso un errore di fondo: gli incidenti sono causati dagli automobilisti e non dai ciclisti, i cui comportamenti non hanno alcuna attinenza con le stragi quotidiane sulle strade.
Queste le sanzioni:
- sanzione pecuniaria minima di 26,00 euro, come previsto dell’articolo 182, comma 10 del Codice della Strada.

Dalla legge alla strada
In occasione della recente 105° Coppa Bernocchi – 48° GP Banco BPM, abbiamo avuto il piacere di intervistare l’Avvocato Federico Balconi, fondatore di Zerosbatti, la prima associazione in Europa dedicata all’assistenza e alla tutela legale dei ciclisti in caso di incidenti.
Con un approccio innovativo e una vasta esperienza nel campo del diritto, l’Avvocato Balconi ha creato un’organizzazione che si distingue per il suo impegno nella tutela dei ciclisti, offrendo loro supporto immediato e una guida esperta in un momento di vulnerabilità; un’iniziativa che non solo protegge i diritti dei ciclisti, ma si batte anche per una maggiore sicurezza sulle strade, sostenendo un cambiamento culturale e normativo in favore della mobilità sostenibile.
Il nome Zerosbatti sicuramente è particolare e immediato: quale è la storia dietro a questa scelta?
Il nome Zerosbatti sicuramente è particolare e immediato: quale è la storia dietro a questa scelta? E’ nato nel mio studio legale, mentre difendevamo ciclisti rimasti vittime di incidenti, era il 2015 ed erano in aumento. Spesso arrivavano da noi che la loro pratica era già compromessa…mancavano i verbali, i testimoni, le foto della bici, la documentazione corretta, così diventava difficile farli risarcire e il ciclista rimaneva vittima una seconda volta.
C’era bisogno che qualcuno si occupasse del ciclista, per lo più solitario sull’asfalto, nelle fasi immediate all’incidente, per supportarlo in quel frangente, sollevandolo da tutti gli “sbattimenti” che invece sono essenziali per poi gestire la pratica di risarcimento. L’unica forma possibile era fondare un’associazione che potesse dare quel servizio così importante. Alle luce di questi anni di esperienza posso dire che aumenta questo tipo di assistenza aumenta la probabilità di ottenere il risarcimento, sollevando il ciclista da tutti gli “sbatti” burocratici e legali.
Poi c’è un secondo significato, non meno importante: Zerosbatti è il nostro secondo obiettivo, che consiste nel limitare o almeno ridurre gli incidenti, dove per lo più il ciclista va a sbattere contro automobilisti che guidano senza regole.
Quale è stata la motivazione principale che ha portato alla creazione di Zerosbatti?
La passione per questo sport, la voglia di una città più silenziosa e sana, la paura degli incidenti. Il pericolo in bicicletta è un elemento che fa parte del gioco, ma non quando sono altri a mettere a repentaglio la tua vita, per distrazione, maleducazione o comportamenti irresponsabili. Le città dovrebbero essere percorse in bici o con i mezzi pubblici, limitando le auto alla mera urgenza straordinaria. In tutta Europa è già così e con la Zerosbatti puntiamo a quello.
Zerosbatti si presenta come la prima associazione in Europa per la difesa dei ciclisti: in cosa si differenzia rispetto ad altre realtà simili?
Ci sono associazioni che promuovono la sicurezza e sono preziose e utilissime perché fanno crescere la sensibilità verso il problema, aiutano le famiglie delle vittime e supportano moralmente, combattono con le istituzioni. Noi diamo un servizio, interveniamo immediatamente, supportando e guidando la vittima nelle prime mosse pratiche, banalmente chiedendo foto, preventivo, verbale di PS, grazie alla formazione specifica e continua delle nostre collaboratrici. In questo modo riduciamo le probabilità di non essere risarciti, consentendo agli avvocati di avere fascicoli completi di tutto. Non ultimo i nostri associati vengono assistiti gratuitamente, senza sorprese a pratica conclusa.
Quali sono i vantaggi di diventare membri di Zerosbatti? Ci sono attività di sensibilizzazione che organizzate per i vostri iscritti?
Il vantaggio principale è avere un’assistenza immediata in caso di incidente, un team di avvocati e tecnici che gratuitamente intervengono e difendono l’associato vittima di un sinistro. Spesso ci chiamano anche per mere consulenze legali e siamo sempre collegati con i nostri associati. Tutto ciò porta ad ottenere con più alta probabilità un risarcimento integrale dei danni in caso di incidente. Inoltre, invitiamo le persone ad associarsi per far crescere anche il peso dell’associazione quando portiamo avanti campagne a favore delle due ruote. Durante il COVID ad esempio riuscimmo ad ottenere una FAQ dal Governo che consentiva a tutti i ciclisti di uscire dal comune per allenamento.
Quali sono gli obiettivi principali che Zerosbatti si prefigge di raggiungere nel breve e nel lungo termine?
Nel breve termine fornire un servizio sempre più efficiente ai nostri associati, lavorando ogni sinistro e su ogni pratica per accontentare chi è rimasto vittima di un incidente. L’unica entrata dell’associazione sono le quote, e con quelle paghiamo tutti i servizi, comprese le opere di divulgazione e promozione a favore della sicurezza. Più associati ci sono più riusciamo ad essere efficienti nella nostra missione. Nel lungo termine arrivare ad un numero maggiore di adesioni tale da poterci far sentire quando chiediamo di riformare il codice della strada, fornendo la nostra esperienza sul campo.
Ci sono proposte di legge che Zerosbatti sta attivamente supportando o promuovendo per migliorare la sicurezza e le condizioni degli utenti delle due ruote?
Stiamo scrivendo un nuovo art. 148 (quello sul sorpasso) e il 182 (quello dedicato alle biciclette, definite ancora velocipedi!). Gli attuali sono assolutamente inadeguati per tutelare i ciclisti e la riforma che uscirà non porta alcun miglioramento se non indiretto quando si incide sulla guida in ebrezza o sulla velocità.
Quali sono le principali sfide che l’associazione sta affrontando nel cercare di far sentire la propria voce a livello legislativo?
Stiamo bussando a tante porte per farci ascoltare e portare le nostre idee per migliorare le condizioni dei ciclisti sulla strada. Senza un intervento legislativo deciso e incisivo difficilmente i ciclisti verranno maggiormente rispettati, anche se certamente l’opera mediatica e di comunicazione che stiamo svolgendo è importante per sensibilizzare le persone che si comportavano in un certo modo ignorando i pericoli. Noi vorremmo che gli automobilisti rispondessero ogni volta che urtano un ciclista, che si possa viaggiare in fila per due, come in tutti i paesi europei, e che venga precisato l’obbligo di stare a destra, che non sempre è possibile, ma questi sono solo esempi più eclatanti.
Ci sono difficoltà particolari nel rappresentare utenti delle due ruote in un contesto in cui l’auto rimane spesso protagonista indiscusso della mobilità?
Ce ne sono tante, e riallacciandomi alle prime due domande, sono proprio queste che hanno motivato la fondazione della Zerosbatti. Il pregiudizio verso i ciclisti, da parte anche di addetti ai lavori in ambito giuridico è il primo grande ostacolo. Quando c’è un incidente con un ciclista coinvolto il primo pensiero è che i ciclisti abbiano torto, perché il luogo comune è che sono in mezzo alla strada o danno fastidio o non sanno comportarsi, o addirittura dovrebbero circolare solo sulle ciclabili! Poi c’è tutta la parte del risarcimento delle biciclette, sulle quali serve un’esperienza e conoscenza specifica per interfacciarsi con le assicurazioni.
Cosa pensate degli atteggiamenti culturali e sociali verso chi utilizza mezzi a due ruote, vedete miglioramenti o ancora più pregiudizi?
I ciclisti sono aumentati, e con essi gli odiatori dei ciclisti. In questo sono molto drastico, in Italia al momento i ciclisti non vengono accettati, vengono considerati un ostacolo alla velocità, un fastidio al tragitto dei veicoli a motore, ma oltre ai pregiudizi ci sono tanti falsi miti, che noi stiamo cercando di smitizzare, per convincere le persone che la strada è di tutti.
Quali, secondo voi, le misure più urgenti che andrebbero adottate per migliorare le infrastrutture per ciclisti in Italia?
Piste ciclabili vere e adeguate, distinguendo quelle per ciclisti sportivi e per chi utilizza la bici per muoversi nelle città. Sono due cose totalmente diverse e non possono convivere con pedoni e passeggini ciclisti che si stanno allenando su strada. Nelle città sono sufficienti le corsie ciclabili, dovrebbero esserci ovunque e le disposizioni CE lo imporrebbero. Una sorta di responsabilità oggettiva in capo agli automobilisti: se urti un ciclista devi dimostrare il caso fortuito con inversione dell’onere della prova, altrimenti hai torto. Poi tutte le altre modifiche.
Quali sono i principali obiettivi che Zerosbatti si propone di raggiungere con iniziative come quella alla Coppa Bernocchi e che impatto vi aspettate dalla partecipazione a questo evento?
Iniziative come la Coppa Bernocchi dimostrano che ci sono persone appassionate, competenti e volenterose, che mettono anima e corpo in questo sport, e l’entusiasmo si percepisce immediatamente. Sono convinto che il contatto diretto, parlare alla gente, metterci la faccia in contesti come questo valga più di ogni tipo di comunicazione, perché crea emozione e condivisione. Abbiamo partecipato senza alcuna aspettativa, da veri tifosi di questo meraviglioso sport, e nei giorni successivi molti ci hanno scritto e contattato e abbiamo visto un aumento degli iscritti, a riprova del messaggio sincero che abbiamo trasmesso.
Come immagina il futuro di Zerosbatti e della difesa delle due ruote in Italia e in Europa nei prossimi anni? C’è un sogno o un obiettivo specifico che, come legale rappresentante, spera di poter concretizzare con Zerosbatti?
Dal 2017 (anno in cui è stata fondata a tutti gli effetti la Zerosbatt) ad oggi abbiamo lavorato “a testa bassa” senza porci obiettivi particolari, ma cercando di svolgere onestamente e con impegno il nostro lavoro, e abbiamo avuto tanti riscontri e incontri inaspettati che ci hanno dato slancio e motivazione. Nei prossimi anni vedo Zerosbatti come un punto di riferimento, una certezza per tutti i ciclisti e nel cassetto ho due sogni, il primo creare un fondo per aiutare chi subisce incidenti gravi per supportarli anche se non c’è un responsabile… il secondo sogno lo tengo nel cassetto ma è legato al mondo sportivo.
@creditsuslegnanese

Concorso di colpa tra luci e ombre
Essere visibili, per i ciclisti su strada è un elemento fondamentale per la sicurezza, perché sui verbali redatti dalle forze dell’Ordine a seguito di incidenti con vittime ciclisti la frase più ricorrente tra le dichiarazioni degli automobilisti è: “NON L’HO VISTO!”
Per questo motivo è importante averle, ma anche per altri due motivi:
1) la legge le impone a pena di una multa
2) in caso di sinistro potresti vedere negato il risarcimento qualora venisse accertato che non le avevi nonostante l’obbligo di legge.
Su tutte le biciclette la legge impone infatti siano applicate luci anteriore e posteriore, con l’obbligo di accenderle dopo il tramonto.
Il consiglio nostro è di accenderle sempre, anche di giorno, come predicava il mitico Nico Cereghin.
Perché quando si pedala, specialmente sulle strade provinciali, tra il chiaro e lo scuro, non si è mai abbastanza visibili e una luce accesa potrebbe salvarci la vita.
Una recente sentenza del Tribunale di Milano (Dr. Spera, Presidente sezione decima civile), ha ridotto il risarcimento del ciclista investito al 50%, attribuendogli un concorso di colpa dovuto al fatto che non fosse fornito di luci sulla bicicletta.
Si aggiunga che il tramonto era già passato e la visibilità era quella notturna.
Il ciclista si era infatti rivolto al Giudice civile poiché l’assicurazione dell’automobilista gli aveva negato il risarcimento, eccependo appunto la mancanza di luci.
Il Giudice, con una Sentenza salomonica, ha propeso per una colpa concorsuale, non tanto per la mancanza di luci, accertata, quanto per la mancanza di prova certa circa l’esatta dinamica del sinistro, che impediva di delineare una colpa esclusiva dell’automobilista.
La dichiarazione del ciclista (“un autocarro mi tamponava facendomi cadere a terra”) contraddiceva infatti quella dell’automobilista (“mantenendomi distante dal margine destro della carreggiata, non mi accorgevo della presenza davanti a me, spostato sulla destra, di un ciclista senza luci e lo urtavo nella parte posteriore”).
All’automobilista è stata elevata una sanzione per non aver mantenuto adeguata distanza dal ciclista (violazione dell’art. 149 cod. strada) mentre al ciclista la violazione dell’art. 68, co. 6, cod. strada, per aver circolato SENZA apposite luci.
Nessuno ha impugnato le multe, quindi il Giudice ha deciso sulla base degli elementi riportati sulla relazione della Polizia Locale.
In assenza di contestazione il sinistro si è verificato secondo la dinamica rappresentata nella relazione della Polizia Locale.
In assenza di altre prove risultava quindi impossibile accertare il grado preciso delle colpe, considerando poi che entrambi i conducenti coinvolti avevano subito una sanzione e nessuno dei due l’aveva contestata, avvalorando quindi quanto riportato dagli agenti.
Il Giudice, pertanto, non avendo ulteriori elementi che confutassero uno la tesi dell’altro ha quindi concluso ritenendo che entrambi avevano circolato sulla pubblica via senza prestare pieno e rigoroso ossequio alle norme del cds, concorrendo così in egual misura nella responsabilità e causazione dell’incidente: l’automobilista per non aver tenuto distanze adeguate e condotta prudente, il ciclista per aver circolato al buio senza luci.
Di conseguenza, in applicazione dell’art. 2054 del codice civile (comma 2), norma invocabile e applicabile anche quando lo scontro avviene tra automobile e velocipede (Cass. 10304/09; 31702/18) viene stabilita la presuntiva concorsualità delle parti a produrre l’evento dannoso.
In conclusione e in soldoni al ciclista è stato riconosciuta soltanto la metà del risarcimento danno patito, per non avere avuto le luci dopo il tramonto, per non aver dimostrato l’esclusiva colpa dell’automobilista e di aver fatto il possibile per evitare l’incidente.
Il consiglio, andando oltre il tecnicismo giuridico per affrontare con ragione un processo civile, è quello di attenersi alle regole, scritte per la nostra sicurezza e applicare luci funzionanti (anteriore e posteriore), sempre accese: ne giova la nostra sicurezza ma anche l’eventuale diritto al risarcimento in caso di incidente.
Avv. Federico Balconi
Foto di Anastasiia Krutota su Unsplash

Feltri attacca, Zerosbatti difende e lo querela
L’ultima provocazione di Feltri: “I ciclisti mi piacciono solo quando vengono investiti”
A seguito delle gravi dichiarazioni del Direttore ci rendiamo disponibili a portare al signor Feltri tutti i casi di ciclisti investiti, con i loro postumi più o meno gravi, assistiti dalla ZEROSBATTI in questi anni passati sulle strade.
Si tratta di padri, madri, figli, mariti e mogli, tra loro anche molti nonni, e tra questi qualcuno non c’è più, lasciando nipoti e parenti a causa di una condotta illecita di un automobilista che la pensava magari come il signor Feltri.
Se si potesse gli porterei in un bicchiere lo sguardo stralunato di due genitori che hanno perso un figlio, lo farei entrare nella loro sofferenza, devastante, nell’assurdità e incredulità che il figlio sia morto a seguito di una disattenzione di un automobilista, pienamente colpevole.
Lo inviterei anche a pedalare con noi, quando senza possibilità di difenderci rischiamo la vita su strade anacronisticamente occupate da veicoli a motore, arroganti, prepotenti e pericolosi.
Gli mostrerei anche tutte le realtà, che forse non conosce, che esistono da tempo in Europa, impegnate per trasformare le città e renderle più sostenibili e a misura d’uomo, con i mille vantaggi per la salute, l’umore, il lavoro e i rapporti tra le persone.
Dovrei impiegare minuti preziosi a spiegare quanti benefici diretti e indiretti porta l’utilizzo della bicicletta, al cuore, ai polmoni, ai pensieri che nascono quando pedali, più liberi e leggeri, con una mente più attiva e brillante.
Potrei anche portare dati schiaccianti, che dimostrano che le collisioni tra auto e biciclette vedono quasi sempre la colpa degli automobilisti, e solo in percentuali insignificanti condotte illecite di ciclisti, ma in questo caso preferisco impiegare il mio tempo per scrivere questo articolo e redigere una querela, che depositerò nell’interesse di tutti i ciclisti che rappresentiamo con l’associazione ZEROSBATTI, per la promessa fatta, come prima realtà in Italia a prendersi cura giuridicamente della tutela dei diritti dei ciclisti.
Lo faccio perché sono un Avvocato e in questo ruolo ho l’obbligo professionale ma anche morale di impegnarmi nella difesa dei diritti lesi anzi calpestati e lo devo a tutti gli associati ciclisti e non, perché certe dichiarazioni non rimangano senza conseguenze.
Avv.Federico Balconi
// credits fotografia di @milanoToday

Gara ciclistica e obbligo di fermarsi
Cosa succede se un automobilista non rispetta l’obbligo dello stop?
ART. 192 COMMA 1 CDS
Sicurezza, cultura ed educazione viaggiano appaiati, e spesso la loro violazione, specie sulla strada, crea l’incidente e le conseguenze sulle persone, così anche in questo caso la legge non fa che rafforzare una norma di educazione, quella violata dall’automobilista che ha investito il gruppo di ciclisti alla Granfondo Sportful di domenica 16 giugno 2024, violando deliberatamente e per futili motivi (pare fosse in ritardo per la messa domenicale) l’intimazione all’alt del personale autorizzato e preposto alla sicurezza del passaggio della gara.
Se un funzionario, ufficiale o agente intima l’alt non vi è ragione, se non la maleducazione, per non rispettarlo, a prescindere dalla norma specifica che comunque lo impone, con tanto di sanzione per chi trasgredisca.
A scanso di equivoci e tentativi di trovare giustificazioni, la norma c’è e questa volta è molto chiara:
così detta l’art. 192 c.d.s.:
“Coloro che circolano sulle strade sono tenuti a fermarsi all’invito dei funzionari, ufficiali ed agenti ai quali spetta l’espletamento dei servizi di polizia stradale, quando siano in uniforme o muniti dell’apposito segnale distintivo”.
RESPONSABILITA’ PENALE
In alcuni casi, finiti in Tribunale, si è tentato di far emergere un ulteriore conseguenza penale nei confronti della persona che non aveva rispetta l’alt, richiamando la norma che imporrebbe ai cittadini di eseguire un ordine di un’autorità (art. 650 cp), ma ad oggi i Giudici hanno ritenuto sussistente il più specifico illecito previsto dall’art. 192 cds, al quale vi è una semplice sanzione amministrativa.
Il caso in questione, simile nella fattispecie a quello avvenuto alla GF Sportful, riguardava proprio il comportamento di un automobilista che, dopo alcuni minuti di attesa, si era stancato di attendere il passaggio della gara ciclistica e aveva deciso di uscire dalla colonna e proseguire la propria marcia.
In quel caso gli organizzatori erano riusciti comunque ad evitare l’impatto tra l’automobilista e i ciclisti, dirottandoli ed avendo il tempo di intervenire, e l’automobilista era stato sanzionato per aver violato l’art. 192 C.d.S., in quanto, appunto “proseguiva la marcia nonostante le segnalazioni dell’agente accertatore, non regolando la velocità secondo le condizioni della strada e ometteva di arrestarsi all’invito legalmente rivoltogli da un ufficiale di polizia municipale”.
LESIONI
Ma qualora l’automobilista, come nel caso Sportful, avesse investito i ciclisti, provocando loro lesioni, avrebbe risposto penalmente per i danni fisici procurati, oltre all’obbligo di risarcire tutti i danni.
Nel caso un l’automobilista “forzasse” l’alt del funzionario (ovviamente autorizzato al servizio), provocando un incidente o investendo i corridori in gara, non vi sarebbe alcuna responsabilità dell’organizzatore, che tra gli obblighi ha proprio quello di fermare le auto per porre i ciclisti in sicurezza, tenendo conto anche di vie laterali o possibili immissioni.
Vi è poi un ampio regolamento, oltre all’art. 9 del codice della strada, che riguarda poi gli incombenti e le regole che gli organizzatori della gara sono tenuti a seguire (provvedimento del Ministero dei Trasporti del 27 novembre 2002), che però non incidono sulle responsabilità dell’’automobilista pirata, salvo che la violazione dell’organizzatore abbia posto lui stesso delle condizioni di pericolo (ad esempio non coprendo un incrocio o una via laterale, esponendo i corridori ad eventuali incomprensioni di automobilisti).
I danni ai ciclisti verranno in questo caso risarciti dall’assicurazione obbligatoria dell’automobilista, ovviamente entro i limiti del massimale di polizza, mentre per la parte eccedente ne risponderà l’automobilista stesso con tutti i suoi beni.
Avv. Federico Balconi
