
Nuovo Codice della Strada
Alla luce del nuovo Codice della Strada… quanto ne sai davvero?
Un breve vademecum per rinfrescare la memoria e viaggiare informati
Luci: sono obbligatorie?
Sì. Le luci sono obbligatorie anche di giorno. In particolare, la luce anteriore bianca e la posteriore rossa devono essere sempre funzionanti. Non è più previsto il solo obbligo dal tramonto in poi.
Inoltre, i catadiottri – dispositivi riflettenti da applicare sui pedali – sono prescritti dalla normativa, anche se, purtroppo, spesso trascurati dai ciclisti.
Piste ciclabili, ciclopedonali e corsie ciclabili: facciamo chiarezza
Piste ciclabili: riservate esclusivamente ai ciclisti, il loro utilizzo è obbligatorio.
Ciclopedonali: promiscue tra pedoni e ciclisti, sono facoltative. L’uso è sconsigliato agli sportivi in allenamento, per ovvie ragioni di sicurezza e fluidità.
Corsie ciclabili: anch’esse a uso promiscuo, sono comuni nei centri urbani. Anche se non sempre protette, la loro presenza rappresenta un utile riferimento visivo per gli automobilisti, aiutandoli a mantenere una distanza corretta dai ciclisti.
Il metro e mezzo nel sorpasso: un’applicazione controversa
L’art. 148 del Codice della Strada prescrive che, durante il sorpasso di un ciclista, l’automobilista mantenga almeno 1,5 metri di distanza. Tuttavia, la norma è subordinata alla clausola “ove le condizioni della strada lo consentano”, che ha generato non poca confusione interpretativa.
Secondo un’interpretazione più prudente, il conducente dovrebbe attendere che vi siano le condizioni per superare in sicurezza. Tuttavia, la prassi più diffusa tende ancora a lasciare all’automobilista il margine decisionale, con il rischio di compromettere la sicurezza del ciclista. Una lettura pericolosa, che meriterebbe una più netta regolamentazione.
Il campanello è sempre obbligatorio?
Sì. Il campanello è un dispositivo obbligatorio su tutte le biciclette, comprese quelle da corsa.
Multa in bicicletta: si perdono punti sulla patente?
Assolutamente no. Non essendo necessaria la patente per condurre una bicicletta, non è possibile subire la decurtazione dei punti.
Si può andare in doppia fila in bicicletta?
Sì, ma solo nei centri urbani e a condizione che le circostanze del traffico lo permettano.
Al di fuori dei centri urbani, vige l’obbligo della fila indiana, salvo la presenza di un minore. Una norma anacronistica, in controtendenza rispetto ad altri Paesi europei, dove la doppia fila è incoraggiata per motivi di sicurezza:
Aumenta la visibilità dei ciclisti e impone agli automobilisti di rallentare.
Costringe il conducente ad attendere uno spazio sufficiente per superare, evitando manovre azzardate.
Riduce la lunghezza complessiva dell’ingombro del gruppo di ciclisti, rendendo il sorpasso più rapido e sicuro.
Il ciclista deve tenere la destra?
Sì, come previsto dall’art. 143 del Codice della Strada. Tuttavia, è importante ricordare che l’obbligo non è assoluto: la presenza di buche, detriti, vetri o altri pericoli può costringere il ciclista a spostarsi verso il centro della carreggiata, per salvaguardare la propria incolumità.
Rotatorie: chi ha la precedenza?
Il ciclista è considerato alla stregua degli altri veicoli: ha gli stessi diritti e doveri in materia di precedenza.
Pertanto, se si trova già all’interno della rotatoria, ha diritto di precedenza su chi sta per entrarvi. Una volta dentro, per legge – ma anche per prudenza – è tenuto a mantenere il margine destro.
L’uso del casco è obbligatorio?
Purtroppo no, nemmeno per i minori. Nonostante l’efficacia del casco sia ormai universalmente riconosciuta, la normativa italiana non ne prevede l’obbligo. Tuttavia, se ne raccomanda vivamente l’utilizzo, poiché in caso di caduta – anche lieve – può letteralmente salvare la vita.
Buon senso: il miglior alleato della sicurezza
Tra le regole non scritte, ce n’è una che ci sentiamo di consigliare con particolare convinzione. L’abbiamo elaborata noi di ZEROSBATTI, raccogliendo le parole dei nostri atleti professionisti, i quali l’hanno citata con maggiore frequenza rispondendo alla domanda: “Come si fa a tornare a casa sani e salvi dopo un allenamento in bici?”
Si tratta del cosiddetto Doppio Check, ovvero l’abitudine di effettuare un secondo controllo prima di compiere qualsiasi manovra.
L’esempio più emblematico riguarda la precedenza, una situazione da considerare sempre a rischio, anche quando spetta chiaramente a noi. In questi casi, è fondamentale non fidarsi mai completamente, rallentare e, se necessario, fermarsi. Solo dopo essersi accertati che nessun veicolo stia sopraggiungendo e che sia realmente sicuro procedere, si può ripartire.
Capita spesso di pensare: “Ma io ho la precedenza”. È vero. Ma – come ricordano i nostri atleti – avere ragione serve a poco se l’altro non ce la riconosce.
In definitiva, la prudenza attiva e l’autoprotezione restano le strategie più efficaci per tutelare la propria sicurezza sulla strada.
Avv. Federico Balconi

Quando la bicicletta causa danni
Nel corso di un allenamento in gruppo può accadere, anche involontariamente, di urtare un altro ciclista, provocandone la caduta e arrecandogli danni fisici e materiali. In un caso concreto, ad esempio, la bicicletta è risultata gravemente danneggiata e l’infortunato ha riportato la frattura della clavicola. Episodi come questo, per quanto generati da semplici disattenzioni, possono avere conseguenze rilevanti.
In tale contesto, sorgono legittimamente alcune domande: chi risponde del danno? Quali sono i presupposti della responsabilità? Quali strumenti è opportuno attivare per tutelarsi? Occorre, innanzitutto, premettere che il ciclismo è uno sport connotato da una fisiologica componente di rischio: si svolge su un mezzo instabile, in condizioni di equilibrio precario e, spesso, in contesto stradale aperto.
Chi si mette in sella accetta implicitamente questi rischi, nella misura in cui rientrano nella normale pericolosità dell’attività. Si tratta di un principio giuridico ben noto, per cui il rischio sportivo viene ritenuto “accettato” nei limiti della sua tipicità e prevedibilità.
Tale accettazione, tuttavia, non può estendersi a comportamenti imprudenti, negligenti o dolosi posti in essere da altri soggetti, né a pericoli esterni che travalicano la soglia del rischio normalmente connesso alla pratica ciclistica.
DANNO TRA CICLISTI
Nel caso in cui un sinistro sia determinato da un errore personale, come ad esempio la perdita di controllo in curva a causa di imperizia, non sarà possibile richiedere un risarcimento ad alcun soggetto terzo: la responsabilità rimarrà in capo all’autore del gesto, e l’unica tutela possibile sarà quella fornita da eventuali coperture assicurative personali.
Viceversa, qualora la caduta sia stata causata da un fattore esterno anomalo – ad esempio una macchia d’olio o una buca non segnalata – sarà possibile rivalersi sull’Ente preposto alla manutenzione della strada, ove si riesca a dimostrare, anche tramite accesso agli atti, che tali pericoli fossero già stati segnalati e non adeguatamente rimossi.
In tal caso, non si potrà invocare l’accettazione del rischio, trattandosi di un evento che eccede la normale esposizione al pericolo.
INCIDENTE IN GARA E RISCHIO SPORTIVO
Qui il concetto di rischio accettato si estende ulteriormente, ricomprendendo anche contatti fisici e manovre al limite, purché poste in essere nel rispetto delle regole del diritto sportivo.
Ad esempio, un contatto in volata tra due corridori, avvenuto nell’estremo tentativo di superarsi a vicenda, senza dolo né scorrettezze, non dà luogo a responsabilità.
Diverso è il caso in cui un atleta effettui una manovra intenzionalmente scorretta – come deviare la traiettoria per ostacolare un avversario, stringendolo verso le transenne – violando le norme federali che impongono di mantenere la propria linea. In tali ipotesi, la responsabilità per i danni è configurabile, trattandosi di condotta non rientrante nel rischio sportivo accettato.
Se infine la condotta presenta intenzionalità lesiva, potrà assumere anche rilevanza penale, integrando gli estremi di un reato.
RESPONSABILITA’ VERSO TERZI
Ulteriore fattispecie è quella in cui un ciclista provochi danni a soggetti terzi, estranei alla pratica sportiva: ad esempio, un pedone su una pista ciclopedonale, oppure un veicolo parcheggiato.
Anche in assenza di dolo, la responsabilità civile è configurabile ai sensi dell’art. 2043 c.c., che sancisce l’obbligo di risarcire il danno ingiusto cagionato a terzi.
Tali situazioni possono derivare da una banale distrazione, da una valutazione errata delle distanze, o da un fraintendimento nella condivisione degli spazi. Le conseguenze, tuttavia, possono essere onerose.
L’importanza della copertura assicurativa
Per far fronte a tali eventualità, è altamente consigliabile stipulare una polizza di responsabilità civile che copra i danni eventualmente provocati a terzi, anche nell’ambito di attività amatoriali o di allenamento.
Tale copertura, ad esempio, è già prevista per i tesserati della Federazione Ciclistica Italiana e di altri Enti di promozione sportiva, i quali richiedono anche la visita medica sportiva agonistica – strumento utile non solo dal punto di vista assicurativo, ma anche per la tutela della salute dell’atleta.
La sottoscrizione di una polizza RC rappresenta un piccolo investimento che può evitare gravi esborsi economici in caso di richiesta di risarcimento.
In caso di coinvolgimento in un incidente, o se si viene accusati di aver causato un danno, è fondamentale rivolgersi immediatamente a un legale esperto, in grado di valutare correttamente le dinamiche e gli elementi di responsabilità.
ZEROSBATTI offre consulenza e assistenza legale mirata per tutelare i ciclisti, sia in ambito sportivo che amatoriale. Ricordiamo che non sempre chi viene accusato è realmente responsabile, e che spesso la quantificazione del danno risulta sovrastimata rispetto alla realtà.
Avv. Federico Balconi

Violenza sui ciclisti
In questi mesi abbiamo riscontrato un preoccupante aumento di aggressioni in strada nei confronti di ciclisti: automobilisti che volontariamente sfiorano il ciclista in fase di sorpasso pur avendo spazio a disposizione o ancor peggio li speronano facendoli rovinare a terra, con successive aggressioni fisiche o addirittura lancio di oggetti da macchine in corsa, bottiglie o altri materiali che in alcuni casi hanno provocato gravi danni fisici al ciclista che aveva l’unica colpa di pedalare in solitaria.
Sgomento a parte per questi episodi, non troppo rari e in aumento sulle strade, abbiamo cercato di analizzare le ragioni di questo fenomeno, che scaturisce da una intolleranza degli automobilisti nei confronti di chi utilizza la bicicletta, che sia per sport o quale mezzo alternativo di mobilità.
Abbiamo cercato di capire perché l’Italia, al contrario del resto d’Europa, ritenga la bicicletta come un intralcio alle corse di chi, essendo in auto, si presupponga “debba lavorare”, al contrario di questi fastidiosi ciclisti, non aventi diritto di utilizzare le strade veicolari.
Vero è che per avere un cambiamento culturale, imprescindibile per modificare la convivenza sulle strade tra automobilisti e ciclisti, ci vorranno un paio di generazioni, ma è pur vero che in altri paesi (Francia, Spagna per non parlare di Belgio e Olanda, per restare in Europa) ci sono arrivati da tempo, a dimostrazione che si può e si deve fare.
Servono leggi, direbbero i politici in campagna elettorale, ma serve soprattutto una svolta nella percezione che abbiamo dei ciclisti e la riflessione si sposta verso chi, come gli addetti all’informazione, in sintesi i media, possa influenzare i pensieri delle persone.
E allora qualche risposta alle domande di cui sopra la possiamo trovare proprio nell’informazione odierna, che ad oggi lesina segnali di cambiamento, ed anzi nella gran parte degli articoli o servizi televisivi, quando l’argomento riguarda ciclisti o incidenti con vittime ciclisti, che impattano contro camion (come se quel pugile che con la faccia andava incontro ai pugni dell’avversario) aleggia sempre e comunque un gravissimo retropensiero: ovvero che ANCHE IL CICLISTA HA SEMPRE LE SUE COLPE…SI MA ANCHE I CICLISTI, CERTO CHE IN FILA PER TRE…SEMPRE IN MEZZO ALLA STRADA…SI MA LE REGOLE VALGONO ANCHE PER LORO…e così via i commenti da Bar o da leone da tastiera, immancabile anche quando la notizia è di un ciclista rimasto ucciso senza alcuna colpa.
Si perché vi diamo una notizia: nel 95% dei casi i ciclisti investiti hanno piena ragione!
Ed ecco quindi che, nonostante i 45 ciclisti morti a seguito di manovre criminali di automobilisti nel solo 2025, si spreca un articolo per segnalare la “pirlata” di un ciclista che nella giornata di Pasqua, forse per smaltire il peso dei parenti dell’agnello e della colomba, pare abbia deciso di allenarsi “dietro-macchina” sulla Superstrada, forse ritenendo, stupidamente di trovarla deserta: un’azione pericolosa e senza senno, con la quale il ciclista ha messo a repentaglio la propria vita, oltre che rischiare una multa salata.
Un comportamento stupido che non meritava alcuna menzione, o morale su quanto i ciclisti debbano rispettare le regole, o almeno nessuna proporzione con le manovre quotidiane e continue di chi mette a repentaglio la vita altrui, che guidano sotto effetto di alcool o stupefacenti, o che sorpassano in modo azzardato un ciclista o non rispettano una precedenza in rotonda.
La differenza è sostanziale, poiché se il ciclista, per quanto stupidamente, rischia esclusivamente la propria vita, tutte le altre manovre sopra descritte mettono in pericolo la vita di altri individui, dal comfort di un abitacolo che protegge il criminale.
E allora ecco la risposta: questo stesso retropensiero, che porta a pensare che i ciclisti siano di base irrispettosi, pericolosi, trasgressori delle regole, spinge i media a enfatizzare il caso del ciclista che si renda colpevole di una qualsiasi violazione del codice della strada, e legittima l’automobilista a disprezzare e in taluni casi ad odiare, il ciclista che gli si pari dinanzi.
E quindi, nella mente di un automobilista che decida di superare un ciclista, pur senza avere distanza e in sfregio alla sicurezza, potrebbero rimanere tracce di quell’articolo, di quel retropensiero che, ridotto e semplificato ai minimi termini, lo legittima non solo a pensare male verso i ciclisti, ritenendoli trasgressori della strada, ma potrebbe incentivare un astio ingiustificato, ed è proprio in quell’istante tra la vita e la morte del ciclista ci passerebbe una distanza minima, spesso di pochi millimetri.
Avv. Federico Balconi

Utenti vulnerabili
“Non bastavano i ciclisti, i pedoni, i camion contromano: sulla SS36 gli automobilisti devono fare i conti anche con i lupi (o presunti tali).”
Quando ci si imbatte in articoli di questo tenore, per chi – come noi – da anni promuove l’uso delle due ruote, è difficile non provare un senso di sconforto. Diventa quasi utopico sperare in un reale cambiamento culturale che riconosca ai ciclisti il diritto di stare in strada con una tutela effettiva, in quanto utenti vulnerabili, e che attribuisca finalmente alla bicicletta il valore che merita: mezzo ecologico, salutare e pratico, perfettamente integrato nella mobilità urbana sostenibile.
Il giornalista – o presunto tale, dal momento che l’articolo non è firmato – accomuna ciclisti e pedoni a camion contromano o addirittura a lupi. Una metafora non solo infelice, ma profondamente dannosa, perché riflette esattamente quella mentalità tossica che è all’origine di molti incidenti stradali: quella di chi vive la presenza dei ciclisti come un fastidio, come se ledessero un diritto esclusivo dell’automobilista a “possedere” la strada, dimenticando che le strade sono di tutti, senza distinzioni.
Questa visione ignora quanto stabilito quanto stabilito dalla legge: ciclisti, pedoni e anche motociclisti sono definiti utenti vulnerabili e come tali meritevoli di una tutela maggiore, sotto il profilo normativo, culturale e sociale. Equipararli a soggetti pericolosi è non solo un errore, ma una pericolosa disinformazione.
Siamo ancora molto lontani da Paesi come Spagna, Francia o Regno Unito, dove anche la stampa è stata educata ad adottare un linguaggio più corretto, responsabile e rispettoso nei confronti di chi sceglie di muoversi in modo sostenibile. Lì si promuove l’uso della bicicletta, si educa al rispetto reciproco, si riconosce il valore sociale e ambientale del ciclismo. Qui, invece, leggiamo parole che rischiano di legittimare comportamenti aggressivi e, nei casi peggiori, condotte pericolose, lesive o persino letali nei confronti delle parti deboli della strada.
Ricordiamolo sempre: ogni volta che si banalizza o si scredita chi sceglie di pedalare, si alimenta un clima che può trasformarsi in tragedia.

Pedalare in sicurezza
Pedalare in sicurezza: i consigli per una mobilità responsabile
Cosa fare in caso di sinistro? Fino al 31 dicembre 2026, tutti i tesserati FCI potranno usufruire gratuitamente dei servizi di ZEROSBATTI, grazie a un accordo che garantisce assistenza immediata e tutela legale qualificata. Un team di esperti, guidato dall’Avv. Federico Balconi, seguirà il ciclista sin dalle prime fasi post-incidente, assicurando un supporto completo al fine di ottenere il giusto risarcimento.
Con l’arrivo della bella stagione e l’aumento dell’uso della bicicletta come mezzo di trasporto ecologico e salutare, diventa ancora più importante promuovere la sicurezza dei ciclisti sulla strada. Questi ultimi, insieme a pedoni e motociclisti, sono riconosciuti dalla legge come “utenti vulnerabili della strada”. La sicurezza in bici non può essere vista solo come il rispetto del Codice della Strada, ma è strettamente legata alla prudenza e alla consapevolezza dei pericoli.
Partendo dalla legge, ecco cinque obblighi contenuti nel Codice della Strada:
la prudenza, norma che vale per tutti gli utenti della strada, di carattere generale e da applicare in ogni situazione, vale ancor più per i ciclisti, in quanto parte vulnerabile e più esposta agli errori altrui. E’ contenuta in diversi articoli del Cds tra i quali il 141, 145 e 190;
- le luci e il campanello, sono obbligatori, davanti e dietro e sempre funzionanti, anche di giorno, art. 182. La distrazione degli automobilisti è un pericolo incalcolabile, per questo una luce potente può in alcuni casi salvarci la vita, obbligo a parte.
- l’obbligo di stop, semafori e precedenze: il ciclista è soggetto alle stesse regole di tutti gli altri veicoli/utenti della strada, pertanto deve rispettare le stesse norme;
- stare il più a destra possibile; l’articolo 143 viene spesso contestato ai ciclisti, ma bisogna tener conto delle condizioni della strada, spesso disastrate proprio all’estrema destra.
- mani sul manubrio, no cellulare, no cuffie o altri apparecchi acustici, questi obblighi o divieti di legge appartengono prima di tutto al buon senso;
A queste norme si affiancano anche una serie di regole non scritte, per la nostra sicurezza, nonostante non imposte o sanzionate.
Le abbiamo raccolte tra i consigli dati dai nostri corridori professionisti:
- il casco, accessorio fondamentale quando si è in sella ad una bici;
- il doppio check, mai fidarsi di una precedenza accennata, ma fare sempre un doppio controllo per garantirsi che l’automobilista non abbia ripensamenti e ci stia concedendo la dovuta precedenza;
- essere visibili il più possibile, l’obbligo è stato inserito solo per le luci, ma è fondamentale aggiungere ulteriore visibilità grazie ad un abbigliamento tecnico dotato di riflettenti;
- scegliere strade meno trafficate; quando possibile scegliere strade alternative, o se ad uso esclusivo bici, le ciclabili.
La sicurezza stradale è una responsabilità condivisa. Le istituzioni, i ciclisti e gli automobilisti dovrebbero collaborare per garantire un ambiente sicuro per tutti. Pedalare in sicurezza non significa solo proteggere sé stessi, ma anche gli altri. Adottando semplici ma efficaci precauzioni, possiamo tutti contribuire a una mobilità più sicura e rispettosa.
Invitiamo tutti a seguire questi consigli e a essere sempre consapevoli dei rischi, affinché le giornate in bicicletta siano non solo piacevoli, ma anche protette.
In un contesto stradale sempre più insidioso, FCI e ZEROSBATTI si impegnano a promuovere la protezione dei ciclisti, le parti più vulnerabili della strada. Una tutela legale qualificata può fare la differenza tra ottenere giustizia e subire ulteriori danni. Per questo, i tesserati FCI potranno scegliere di contattare ZEROSBATTI in caso di incidente, per usufruire di un servizio di assistenza senza pari, qualora controparte nello stesso NON sia un altro tesserato FCI o una società affiliata.
Cosa fare in caso di incidente? Le cinque regole fondamentali:
- Chiama le Forze dell’Ordine e l’ambulanza (112).
- Scatta foto e video della scena, se possibile.
- Raccogli i dati dei testimoni, se presenti.
- Compila il modulo CAI (in caso di collisione con un’auto).
- Contattaci subito!
Contatti Utili:
* Sito Web: zerosbatti.it
* Instagram: @zerosbattiinbici
* Telefono: +39 351 581 2582
* Email: sinistri@zerosbatti.it
Buona pedalata e buona stagione a tutti!

VF Group Bardiani-CSF Faizanè: Luca Colnaghi aggredito in allenamento
Venerdì 5 marzo, il lecchese è stato vittima di un’aggressione e ha scelto di affidarsi ad ACCPI e alla tutela legale di ZEROSBATTI.
La VF Group Bardiani CSF Faizanè esprime la propria vicinanza e solidarietà a Luca Colnaghi, vittima di una grave aggressione mentre rientrava a casa dopo un allenamento. Il nostro atleta, insieme al fratello Andrea, è stato dapprima minacciato e spintonato da un individuo in moto e, successivamente, aggredito in un secondo episodio che gli ha causato serie conseguenze fisiche.
Colnaghi ha riportato una spalla lussata e una microfrattura alle costole, con una prognosi di 10 giorni di riposo. Nonostante ciò, il suo spirito combattivo lo spinge a voler onorare gli impegni sportivi in Belgio nel prossimo weekend, al GP Criquielion e al GP Monseré, ai quali il lecchese desidera partecipare.
Le sue parole: “Sono davvero amareggiato e mi auguro che nessuno debba vivere un’esperienza simile. Credo nella giustizia e spero che le autorità facciano il loro dovere”.
La squadra condanna fermamente ogni atto di violenza e, insieme all’ACCPI e ai legali di Zerosbatti, seguirà con attenzione lo sviluppo delle indagini affinché venga fatta giustizia. La sicurezza degli atleti deve essere una priorità e ci auguriamo che episodi del genere non si ripetano.
All images can be used for editorial purpose only. Credits VF Group Bardiani – CSF Faizanè & Sprint Cycling

Stefania Nobile e Davide Lacerenza
Negli ultimi giorni, il nome di Stefania Nobile e Davide Lacerenza è tornato sotto i riflettori. I due si trovano a dover rispondere di accuse pesanti, che spaziano dalla detenzione di stupefacenti allo sfruttamento della prostituzione, fino al reato di autoriciclaggio. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, possiamo fare due conti generici sulle pene previste dal nostro ordinamento per questi reati.
DETENZIONE STUPEFACENTI: Art 73 del dpr n. 309/1990 : da 6 a 20 anni
Chiunque offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti o psicotrope è punito con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da euro 26.000 a euro 260.000
SFRUTTAMENTO PROSTITUZIONE: Art. 3 dalla legge n. 75/1958 : da 2 a 6 anni
Il reato di sfruttamento della prostituzione stabilisce che è illegale approfittare dei proventi ottenuti dall’attività di prostituzione di terzi.
Lo sfruttatore, secondo la legge è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 258 a euro 10.329, salvo in ogni caso l’applicazione dell’art. 240 del codice penale (norma che disciplina la confisca).
AUTORICICLAGGIO: Art. 648 ter 1 del Codice Penale da 2 a 8 anni
Il reato concretizza nel sostituire o trasferire denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo e compiere altre operazioni in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa.
Si applica la pena della reclusione da due a otto anni e della multa da euro 5.000 a euro 25.000
Se aggiungiamo la reiterazione generica del reato (per i precedenti), si potrebbe ottenere un aumento di un terzo della pena.
Ecco un conto della serva considerando i minimi edittali, ma senza sconti:
6+2+2, SENZA ATTENUANTI E CON AUMENTO PER REITERAZIONE: 13 ANNI.
A seguito delle esternazioni a danno dei ciclisti e per la nostra sicurezza ci auguriamo che la Giustizia tenga questi individui lontani dalle strade il maggior tempo possibile.

Il nuovo codice stradale? deludente per noi ciclisti
La sicurezza stradale è da tempo un problema per il nostro Paese. La stretta del Governo col nuovo codice della strada (in vigore da sabato 14 dicembre) sembra però lasciare aperte alcune questioni che riguardano bici e ciclisti. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Federico Balconi, fondatore di un’associazione di promozione sociale che ha alla base tre pilastri: difendere i ciclisti in caso di incidente, garantire la sicurezza stradale e promuovere la filosofia dello sport.
Avvocato prima di venire al nuovo codice della strada vorrei partire dalla multa comminata a inizio dicembre dai carabinieri ai due ex professionisti Domenico Pozzovivo e Diego Ulissi, rei di circolare in doppia fila mentre pedalavano tra Colico e Gravedona sul lago di Como. Lei ha dichiarato che non avrebbe pagato la multa.
“Assolutamente sì. Per due motivi. Il primo è che un mio diritto. Se non condivido quella sanzione, ho il diritto di contestarla e posso chiedere di farmela spedire a casa. Il secondo è che se la pago non la posso più contestare o impugnare. E di conseguenza perderei il ricorso davanti al giudice di pace. Perché il ricorso diventa inammissibile”.
Pozzovivo ha detto: “Continuerò ad andare in bici in coppia perché mi rende più visibile e riduce le possibilità di incidente, meglio pagare la multa che rischiare di essere investito”
“Questa è una cosa che portiamo avanti dall’inizio, dalla nascita di ZEROSBATTI nel 2017 e che non smetteremo di fare nostra. Andare in fila per due come si fa in Spagna, Belgio e Olanda è molto più sicuro. Più sicuro per tutti. Per tre motivi.
Il primo è che ci rende più ‘ingombranti all’occhio’ e quindi più visibili. Abbiamo tantissimi verbali dove si legge che l’automobilista ‘non ha visto’ il ciclista. Prendiamo l’esempio di quattro corridori in fila per due: simulano la grandezza di una macchina. Veniamo quindi al secondo motivo: l’automobilista per forza di cose si vede costretto a rallentare, perché per superarli deve controllare che nel senso di marcia opposto la corsia sia libera per completare la manovra. Il terzo è che per superare quattro ciclisti a coppie si impiega meno tempo rispetto a quattro in fila indiana”
La fila indiana è una peculiarità quasi italiana:
“La grande differenza rispetto agli altri Paesi è che in Italia la fila indiana in bici è obbligatoria, negli altri Paesi no. E’ una noma che non vogliono proprio togliere. In Italia si può andare in coppia solo all’interno dei centri urbani”
Come nasce ZEROSBATTI e a chi si rivolge?
“Nasce da due esigenze: la prima è garantire la sicurezza ai ciclisti. Perché abbiamo capito per esperienza diretta che i ciclisti non si sentivano sicuri sulle
strade e abbiamo deciso di dare voce a questo sentimento. Il secondo motivo è prettamente giuridico. Perché spesso in caso di incidente non c’è un risarcimento senza tutela immediata. Il ciclista solitamente ‘subisce l’incidente
da solo. Apre una pratica senza sapere bene cosa fare. Di fatto non c’è una scadenza. Ma se non fai subito le foto sul luogo dell’incidente, chiedi i preventivi, per esempio, ti mancano degli elementi utili e fondamentali per chiedere il risarcimento all’assicurazione. Perché il problema cruciale è la ricostruzione dell’incidente. Nove automobilisti su dieci negano responsabilità.
Abbiamo notato anche che le stesse forze dell’ordine partono con dei pregiudizi nei confronti dei ciclisti. Ci è capitato di impugnare dei verbali alquanto fantasiosi. Ad esempio in un verbale avevano scritto: ‘ciclista oscillante in mezzo alla strada’, quando in realtà era stato investito mentre pedalava sulla destra, come aveva dichiarato la stessa investitrice. Noi seguiamo circa 300 casi all’anno e abbiamo oltre 110mila iscritti. Di questi 6mila che si sono iscritti online sul nostro sito. Ma il grosso arriva degli enti di promozione che garantiscono la tutela attraverso il tesserino, tipo la Federciclismo. Ci rivolgiamo a tutti i ciclisti, anche a quelli che vanno a prendere il pane o usano la bici per andare al lavoro. E poi chiaramente anche a quelli che la utilizzano per fare sport, per svago e per fare agonismo.
Come giudica il nuovo codice della strada in relazione alle esigenze dei ciclisti?
“Era partito bene. È una riforma nelle bozze da tanti anni. Ha sicuramente avuto un impulso forte a seguito della morte di Davide Rebellin nel 2022. Una notizia che ha colpito l’opinione pubblica. Partiva dall’articolo 148, quello riguardante il sorpasso. Rispetto al vecchio codice hanno inserito il metro e mezzo come misura minima. Salvo poi aggiungere ‘ove le condizioni lo consentano’. Lasciando così uno spazio grigio di valutazione e interpretazione all’automobilista. L ’articolo vecchio, per assurdo, pur non imponendo il metro e mezzo dava maggiori garanzie al ciclista. Era forse più vago, perché costruito sulla base di concetti più che di dati. A questo punto la palla passa ai giudici e alle loro sentenze. Se loro, in caso di urto, riusciranno ad evidenziare che alla base dell’incidente c’è una distanza inferiore al metro e mezzo le cose potrebbero cambiare. L ’espressione ‘sorpasso non cautelare’ usata spesso nei casi di omicidio stradale potrebbe essere una chiave importante in tal senso. Io non voglio essere completamente negativo. Per questo dico che aver inserito la distanza è assolutamente una cosa positiva. Ora speriamo che l’automobilista si abitui a rispettarla”
La sicurezza stradale è una questione culturale?
“Assolutamente sì. Puoi mettere tutte le norme che vuoi ma senza una cultura ben definita non si va molto lontano. Sia chiaro. Non penso che la gente esca di casa per andare ad ammazzare chi gira in bici. Molto spesso la gente non ha la percezione di quello che fa. Non capisce che un’azione inconsulta può mettere a rischio una o più vite. Bisogna ricordare a tutti che i ciclisti, come ciascun essere umano, hanno diritto a stare sulla strada. Poi non dobbiamo dimenticare che il ciclismo ha un valore sociale e medico: andare in bici fa bene”.
Infatti in Italia stanno crescendo le ciclabili cittadine…
“Secondo me le ciclabili o le corsie ciclabili rappresentano una soluzione nelle città per la mobilità. Io abito a Milano, se vuoi andare in giro per via Senato in bici senza venire a contatto con le auto puoi farlo senza problemi. Il passo indietro che è stato fatto in tal senso è che il nuovo codice apre le corsie ai veicoli a motore, togliendo di fatto una zona franca, che – seppur poco – garantiva maggiore sicurezza”.
Il modello da seguire è quello spagnolo?
“Secondo me sì, sebbene anche loro non siano del tutto esenti dal problema. Soprattutto per turisti non proprio educati. Purtroppo abbiamo avuto alcuni casi di gente ubriaca al volante che ha investito dei ciclisti. Detto questo la Spagna è avanti parecchio sul tema della sicurezza stradale. Ma direi anche la Francia, che è un modello di rispetto delle regole”.
Secondo lei come bisognerebbe intervenire per migliorare la sutuazione in Italia?
“Questo è un codice che si aspettava da tanto tempo, ma resta deludente perché non dà un segnale forte di volontà di cambiamento per sensibilizzare le persone. Ma ci lavoreremo. Chiediamo sempre di essere invitati a un tavolo aperto con le istituzioni su incidenti e criticità per portare la nostra esperienza legale, che nasce dalla diretta procedura giuridica. Da un punto di vista prettamente giuridico avrei inserito una norma come quella che è stata appena istituita nel nuovo codice, aggiungendo però una presunzione di responsabilità a carico dell’automobilista ogni volta che un ciclista viene investito. E poi farei tante campagne sociali. Su chi sono i ciclisti, su cosa fanno sulla strada e sul diritto che hanno a stare per strada”
Intervista @SkySport
Fotografia @Ansa

Sicurezza e ciclismo
Il tema sicurezza in bici è approdato all’Ordine degli Avvocati di Milano, grazie ad un evento unico e pionieristico, voluto e proposto dall’avvocato Federico Balconi, insieme al professor Fabio Iudica e all’avvocato Maria Laura Guardamagna, che hanno colto l’importanza del tema e reso possibile il corso di formazione per Avvocati tenutosi il 28 ottobre 2024 presso il Tribunale di Milano, Sala Conferenze Eligio Gualdoni.
Tre ore intense di lavoro, con una importante affluenza e partecipazione, a dimostrare che senza dubbio il primo passo da compiere per migliorare la tutela dei ciclisti e per chi opera con il diritto è quello di aggiornarsi e acquisire maggiore conoscenza ed esperienza possibile, cogliendo l’opportunità di poter garantire un miglior servizio ai propri clienti ciclisti rimasti vittime di incidenti.
Durante l’incontro è emerso che nel mondo legale servono consapevolezza e analisi costruttiva del nostro sistema normativo, ad oggi inadeguato alla realtà con la quale i ciclisti, parte vulnerabile della strada, si scontrano letteralmente ad ogni uscita in bicicletta, che sia per lavoro, svago, sport o mobilità.
Il ciclismo è uno sport complicato, perché il pericolo caduta è intrinseco nel suo svolgimento e il nostro sistema giuridico dovrebbe adeguarsi al resto d’Europa, perché non ha attuato i principi ispiratori delle riforme del codice della strada, ovvero “una stretta a favore della sicurezza dei ciclisti”, come da dichiarazione del Ministro Matteo Salvini, “e finalizzata alla sicurezza e tutela della salute delle persone nonché dell’ambiente così come della circolazione stradale. Promuovere la mobilità sostenibile e l’uso dei velocipedi”.
Peccato che le promesse però non trovino poi riscontro nella riforma del Codice della Strada, limitandosi ad intervenire sull’unico articolo, il 148 cds, che in realtà salvaguardava i ciclisti regolando il sorpasso del ciclista: nella riforma si cita infatti il metro e mezzo ma aggiungendo la dicitura “quando possibile”.
Insomma, la discussione ha offerto stimolanti visioni agli avvocati presenti sullo stato dell’arte, sulla casistica di incidenti, sulle ripercussioni dell’introduzione dell’omicidio stradale.
Si è parlato anche della sicurezza in gara, altro tema purtroppo sempre attuale nel nostro sport. Toccanti le testimonianze dirette di Arianna Fidanza, ciclista professionista e Jacopo Guarnieri, che proprio quest’anno ha concluso la sua lunga carriera professionistica.
Fidanza ha dichiarato infatti che “ha paura ad uscire in bicicletta, e spesso le vien voglia di tornare a casa dopo che le hanno fatto l’ennesimo pelo con la macchina”, mentre Jacopo Guarnieri ha manifestato la sua preoccupazione e paura, pur abitando in un luogo di campagna che diventa più pericoloso per la velocità e manovre degli automobilisti: “Sono spesso inconsapevoli dei rischi che fanno correre ai ciclisti che sorpassano con manovre azzardate” ha detto il piacentino.
La sua proposta è dunque quella di spostare il focus della comunicazione dalla vittima degli incidenti all’automobilista, agendo sulla sensibilizzazione per “insegnare” all’automobilista a percepire il pericolo e le possibili conseguenze di certe manovre.
“Non posso pensare che, una volta appurato che davvero potresti uccidere una persona con una manovra apparentemente banale, si rimanga insensibili: penso che una volta recepito questo concetto le cose potrebbero migliorare”, ha concluso Guarnieri.
Se si vuole credere in un futuro ciclabile bisogna quindi offrire e garantire infrastrutture e norme tutelanti, con scelte più incisive rispetto a quelle attualmente prese. Altri spunti sono arrivati dall’avvocato Federico Scaglia, che ha dato una prospettiva interessante sul rapporto di lavoro dei corridori professionisti, sui rischi consentiti e sulle manovre dei ciclisti in gara, accettabili finchè non siano contrarie al regolamento in modo eclatante. Il rischio sportivo deve considerarsi accettato, perché il ciclismo è sport pericoloso, ma solo e rigorosamente finchè non si travalichino i limiti a favore dello spettacolo.
La sicurezza in gara e su strada è argomento caldissimo e che coinvolge in prima persona il Presidente FCI Cordiano Dagnoni, che si batte dall’inizio del suo mandato per migliorare la situazione: “Oggi i giovani hanno molte più alternative rispetto a trent’anni fa, sportive e non, ma nonostante questo abbiamo un movimento in crescita e questo ci impone di impegnarci per offrire infrastrutture e sicurezza ai più giovani, nei quali crediamo e con i quali dobbiamo lavorare, anche nelle scuole, negli oratori, ovunque si possa costruire una nuova mentalità. Senza dimenticare che saranno anche gli automobilisti di domani e a loro, come fanno in altri paesi d’Europa, va insegnata l’importanza dello sport, della bicicletta, del rispetto della vita dei ciclisti”.
Totalmente d’accordo Johnny Carera, il manager di Tadej Pogacar e di tanti altri importanti atleti, che ha fornito elementi interessanti perché da tempo ha garantito ai propri atleti una tutela legale (quella della ZEROSBATTI) a tutti i propri atlet: “Quando un corridore viene investito ed è costretto a rinunciare a parte o all’intera stagione i danni si riflettono negli anni successivi, perché si perdono chance e ingaggi economici e gli anni migliori non è detto tornino, quindi è essenziale essere seguiti da un legale competente di questa materia”.
Tutti gli interventi hanno quindi un filo conduttore: chi utilizza le due ruote corre oggi pericoli non più accettabili, che derivano da una totale mancanza di cultura della bicicletta e che ancora vede forti resistenze allo sviluppo di questo mezzo.
Il quadro è preoccupante e questi eventi diventano canali di divulgazione e sensibilizzazione anche per chi non appartiene strettamente a questo mondo, come ha fatto notare Riccardo Magrini, il commentatore che ha fatto innamorare tantissime persone del ciclismo, grazie a un modo nuovo di fare cronaca, capace di coinvolgere anche i meno appassionati. Lo stesso meccanismo – è la proposta – andrebbe applicato alla sicurezza.
Ancora oggi il dito continua ad essere puntato sui comportamenti dei ciclisti, ritenuti ancora la parte irrispettosa, nonostante i dati reali presentati dall’avvocato Balconi evidenzino che le colpe dei ciclisti negli incidenti e i danni causati sono assolutamente trascurabili, mentre morti e incidenti gravi sono sempre causati da manovre gravemente colpevoli di automobilisti, spesso anche inconsapevoli della gravità delle loro condotte.
Il Convegno, al quale ha partecipato anche il general manager della Jayco AlUla Brent Copeland e la successiva tavola rotonda, moderata da Francesca Cazzaniga, hanno quindi evidenziato l’urgenza di nuove norme e di nuove consapevolezze che coinvolgano tutti gli utenti della strada, chi è chiamato a legiferare e, in chiave legale, chi deve poi assistere chi sceglie la bicicletta.
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Feltri attacca, Zerosbatti difende e lo querela
L’ultima provocazione di Feltri: “I ciclisti mi piacciono solo quando vengono investiti”
A seguito delle gravi dichiarazioni del Direttore ci rendiamo disponibili a portare al signor Feltri tutti i casi di ciclisti investiti, con i loro postumi più o meno gravi, assistiti dalla ZEROSBATTI in questi anni passati sulle strade.
Si tratta di padri, madri, figli, mariti e mogli, tra loro anche molti nonni, e tra questi qualcuno non c’è più, lasciando nipoti e parenti a causa di una condotta illecita di un automobilista che la pensava magari come il signor Feltri.
Se si potesse gli porterei in un bicchiere lo sguardo stralunato di due genitori che hanno perso un figlio, lo farei entrare nella loro sofferenza, devastante, nell’assurdità e incredulità che il figlio sia morto a seguito di una disattenzione di un automobilista, pienamente colpevole.
Lo inviterei anche a pedalare con noi, quando senza possibilità di difenderci rischiamo la vita su strade anacronisticamente occupate da veicoli a motore, arroganti, prepotenti e pericolosi.
Gli mostrerei anche tutte le realtà, che forse non conosce, che esistono da tempo in Europa, impegnate per trasformare le città e renderle più sostenibili e a misura d’uomo, con i mille vantaggi per la salute, l’umore, il lavoro e i rapporti tra le persone.
Dovrei impiegare minuti preziosi a spiegare quanti benefici diretti e indiretti porta l’utilizzo della bicicletta, al cuore, ai polmoni, ai pensieri che nascono quando pedali, più liberi e leggeri, con una mente più attiva e brillante.
Potrei anche portare dati schiaccianti, che dimostrano che le collisioni tra auto e biciclette vedono quasi sempre la colpa degli automobilisti, e solo in percentuali insignificanti condotte illecite di ciclisti, ma in questo caso preferisco impiegare il mio tempo per scrivere questo articolo e redigere una querela, che depositerò nell’interesse di tutti i ciclisti che rappresentiamo con l’associazione ZEROSBATTI, per la promessa fatta, come prima realtà in Italia a prendersi cura giuridicamente della tutela dei diritti dei ciclisti.
Lo faccio perché sono un Avvocato e in questo ruolo ho l’obbligo professionale ma anche morale di impegnarmi nella difesa dei diritti lesi anzi calpestati e lo devo a tutti gli associati ciclisti e non, perché certe dichiarazioni non rimangano senza conseguenze.
Avv.Federico Balconi
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