
FCI e ZEROSBATTI
La Federazione Ciclistica Italiana (FCI), in collaborazione con ZEROSBATTI, rafforza il proprio impegno per la sicurezza dei ciclisti offrendo a tutti i tesserati un servizio di tutela legale completamente gratuito in caso di incidente stradale.
Grazie a questa iniziativa, tutti i tesserati FCI avranno accesso all’assistenza legale di ZEROSBATTI, senza alcun costo aggiuntivo, per ottenere il giusto risarcimento dei danni subiti a seguito di incidenti causati da veicoli terzi o da cattiva manutenzione stradale.
Un passo fondamentale per chi pedala ogni giorno
Se da un lato abbiamo il dato positivo del numero di ciclisti in costante crescita, dall’altro la situazione sulle strade vede anche un aumento degli incidenti. Pertanto, la tutela di chi pedala rappresenta una priorità assoluta, e FCI si rende parte attiva.
Disporre di una tutela legale specializzata, come quella offerta da ZEROSBATTI, significa non trovarsi soli nel momento più difficile e, soprattutto, non rimanere vittima una seconda volta. La gestione del sinistro richiede tempestività e alta competenza per far valere i propri diritti. Il primo passo, ricostruire la dinamica dell’incidente, richiede un intervento immediato e competente. È qui che il supporto di esperti del settore può fare la differenza, garantendo un’assistenza concreta e mirata, senza alcun onere per il ciclista.
Cosa fare in caso di sinistro?
ZEROSBATTI ha elaborato un protocollo in 5 passi fondamentali per gestire correttamente la situazione:
- Chiamare le forze dell’ordine e l’ambulanza (112)
- Fare foto e video di tutto ciò che si può
- Prendere nota dei testimoni
- Compilare il Modulo CAI (in caso di incidente con un altro veicolo)
- Contattare immediatamente ZEROSBATTI:
sinistri@zerosbatti.it
+39 351 5812582
Attiva dal 1° agosto 2023 e valida fino al 2029, questa iniziativa incrementa e supporta le tutele già previste dal tesseramento FCI.
In caso di sinistro, ZEROSBATTI assiste i ciclisti nella richiesta di risarcimento danni, fornendo un supporto legale dedicato e completamente gratuito.
Una tutela concreta per chi sceglie la bici
Dal 2017, ZEROSBATTI – associazione senza scopo di lucro – opera con l’obiettivo di:
- Difendere e tutelare i ciclisti vittime di incidenti stradali
- Promuovere la sicurezza stradale
- Valorizzare la cultura dello sport
Questa collaborazione rappresenta un modello unico e virtuoso in Europa, un passo importante verso una maggiore giustizia e protezione per chi pratica lo sport del ciclismo, sia per agonismo che per pura passione.
DICHIARAZIONI
Cordiano Dagnoni, Presidente FCI: “Confermare e rafforzare questa collaborazione significa continuare a dare un segnale concreto ai nostri tesserati: la sicurezza non è solo una priorità, ma un impegno costante. ZEROSBATTI rappresenta un supporto serio e competente, che affianca la Federazione in un percorso già avviato da tempo, ma ancora oggi necessario”.
Federico Balconi, Avvocato ZEROSBATTI: “Il nostro sport deve fare i conti con una cultura del non rispetto verso chi pratica ciclismo. Se sono assolutamente carenti le infrastrutture e le tutele verso i ciclisti che utilizzano la bicicletta per mobilità, sono assenti nei confronti dei ciclisti sportivi: amatori o professionisti, che per la legge non esistono, né vengono contemplati, benché minacciati ogni giorno da condotte di automobilisti distratti e poco educati, con episodi sempre più spesso violenti e per futili motivi, indispettiti dalla sola presenza. FCI e ZEROSBATTI ne hanno preso coscienza e rispondono al dovere di rendersi parte attiva, pretendendo il rispetto dei propri atleti, corridori e amatori, ma anche chiedendo interventi legislativi più incisivi e un sostegno attivo da parte delle Istituzioni, allineandosi così con il resto d’Europa, che promuove invece in maniera virtuosa il ciclismo come un autentico valore.”

Pedalare in sicurezza
Freni, luci, gomme e catena: una bici ben tenuta può fare la differenza tra una pedalata sicura e un incidente evitabile, ma è anche un dovere giuridico.
La bicicletta è un veicolo con pari diritti e doveri degli altri utenti della strada. Le persone al volante di veicoli a motore non hanno più diritto di quelle su due ruote muscolari di occupare la sede stradale. E’ anche vero che le persone in bici hanno pari obblighi e doveri, e tra questi ce n’è uno spesso trascurato: la manutenzione della bicicletta.
La prudenza non è mai abbastanza, ma partiamo dal minimo: la scarsa manutenzione della bicicletta espone il ciclista ad ulteriori rischi durante la guida, per questo il nostro codice richiede requisiti minimi: freni perfettamente funzionanti, luci, gomme in buono stato d’uso.
Non si tratta solo di una buona pratica, ma di una vera e propria responsabilità, personale e civile, imposta anche dalla legge.
Una bici in cattive condizioni non è solo inefficiente, è anche pericolosa per chi la guida e per gli altri utenti della strada e potrebbe comportare una sanzione.
Perché la manutenzione non è opzionale:
Il Codice della Strada, in particolare l’art. 68 C.d.S. specifica che la bicicletta (rifiutiamo il termine velocipede) deve essere “in buone condizioni di efficienza” e dotata di dispositivi di sicurezza funzionanti (freni davanti e dietro funzionanti, luci funzionanti anche di giorno, campanello, catadiottri).
Un freno consumato, una catena che salta, una gomma liscia, una luce spenta possono essere causa di un incidente, o impedirti di evitarlo. Un impianto frenante efficiente infatti ti consente di arrestare tempestivamente la bicicletta dinanzi ad un ostacolo, anche se improvviso: pensiamo all’auto che viola un divieto di precedenza o entra allegramente in rotonda…talvolta si potrebbe evitare, seppure con ragione nella dinamica, di essere travolti, e una bici in cattivo stato non è certo di supporto!
Gli elementi da tenere sotto controllo
Una manutenzione basilare può essere fatta anche senza essere meccanici esperti. Ecco gli elementi da verificare con regolarità:
• Freni: devono essere sia anteriore sia posteriore, reattivi e dare una frenata costante, non devono cigolare, e le pastiglie non devono essere consumate. Il controllo ogni due settimane se si usa la bici tutti i giorni.
• Pneumatici: pressione adeguata e battistrada integro. Gomme sgonfie o lisce aumentano il rischio di scivolamento e forature o stallonamento.
• Luci e catadiottri: obbligatorie e funzionanti, anche di giorno con il nuovo codice. Ricordarsi di verificare lo stato della batteria.
• Catena e trasmissione: pulita e ben lubrificata. Una catena secca o troppo tirata può rompersi o saltare.
• Campanello: semplice ma fondamentale per segnalare la propria presenza, soprattutto in aree promiscue pedoni-bici.
• Viti e bulloni: stringere regolarmente quelli di manubrio, sella, ruote. Le vibrazioni del terreno possono allentarli con il tempo. Meglio con una chiave dinanometrica, specie se materiali di ultima generazione.
Sicurezza e legalità: il nesso causale
Ogni azione della nostra vita ha conseguenze giuridiche, specialmente se si tratta di una violazione, e tra queste il corretto stato della bicicletta.
In caso di incidente il ciclista potrebbe infatti essere accusato di avere una bicicletta non efficiente e quindi in qualche modo di aver contribuito all’incidente stesso.
Immaginiamo un ciclista che non riesca a frenare o che perda il controllo della propria bicicletta a causa del cattivo funzionamento, provocando magari una collisione: violerebbe l’art. 141 che impone a qualunque utente della strada di fare il possibile per evitare il sinistro.
La giurisprudenza ha più volte ribadito che il mancato controllo del proprio veicolo potrebbe costituire una colpa concorsuale.
Una cultura della cura
La bicicletta è un mezzo semplice ma ciò non significa che non richieda cure importanti, ed anzi bisogna abituarsi a pensare che dall’efficienza di quel mezzo dipende anche la nostra incolumità…come fosse una moto da gran premio, che deve essere sempre perfettamente a punto, per consentirci di evitare o di ovviare agli errori altrui…le nostra ossa ci ringrazieranno.
Promuovere una “cultura della manutenzione” significa ridurre incidenti, prolungare la vita del mezzo, e soprattutto trasmettere l’idea che la sicurezza è un fatto condiviso, che parte dal singolo.
La manutenzione della bicicletta non è solo una questione tecnica: è un atto civico e anche d’amore verso la nostra bici.
Avv. Federico Balconi

Come compilare il modulo CAI in caso di incidente in bicicletta
Nel crescente contenzioso che nasce a seguito di incidenti che coinvolgono ciclisti, constatiamo che la parte debole rimane il ciclista, anche nella gestione della sua pratica di risarcimento.
I motivi sono diversi, ma il più incisivo è la raccolta delle prove, perché spesso il ciclista se solitario dovrà vedersela con versioni di automobilisti che negano il sorpasso, la mancanza di precedenza ecc…
In tutti questi casi può essere di grande utilità la compilazione del modulo CAI (Constatazione Amichevole di Incidente), noto anche come “modulo blu”, che sebbene tale documento sia stato concepito principalmente per sinistri tra veicoli a motore assicurati, nulla vieta la sua compilazione anche in presenza di una bicicletta, fungendo in quel caso da prova di una ricostruzione condivisa e firmata dell’accaduto.
A quel punto, una volta firmato, l’automobilista che solitamente ritratta quanto dichiarato verbalmente, non potrà più rimangiarsi la parola e se ammesso il torto, torto rimarrebbe.
Di seguito, una guida legale alla corretta compilazione.
1. Quando è utile compilare il CAI
Il modulo CAI è utile:
• per descrivere le dinamiche dell’incidente in modo condiviso;
• per facilitare le richieste risarcitorie nei confronti della compagnia assicurativa del veicolo coinvolto;
• come documento probatorio in caso di successivo contenzioso civile o penale.
Nel caso in cui il ciclista abbia subito un danno a causa di un veicolo a motore, il CAI può fungere da dichiarazione congiunta utile per l’attivazione della procedura di risarcimento.
2. Dati da compilare con attenzione
Sezione A – Data e luogo del sinistro Indicare con precisione la data, l’ora e il luogo dell’incidente. Specificare l’indirizzo o l’incrocio stradale, ed eventualmente allegare foto o una mappa.
Sezione B e C – Veicolo A e Veicolo B Nel caso di incidente tra bicicletta e auto, la bicicletta deve essere indicata come uno dei due “veicoli” coinvolti (A o B). È fondamentale:
• inserire i dati del conducente del velocipede (nome, cognome, codice fiscale, indirizzo);
• barrare la voce “veicolo non assicurato” nel campo relativo all’assicurazione, precisando che trattasi di velocipede (che non necessita di polizza RC obbligatoria);
• indicare il tipo di veicolo come “bicicletta”.
Sezione D – Proprietario del veicolo Nel caso della bicicletta, se il conducente è anche il proprietario, si può riportare “come sopra”; altrimenti, inserire i dati del proprietario.
Sezione E – Feriti Indicare se vi sono feriti, anche lievi. In tal caso è consigliabile richiedere l’intervento delle forze dell’ordine e/o del 118.
Sezione F – Danni materiali Elencare i danni subiti dai veicoli coinvolti (inclusa la bicicletta) e da eventuali oggetti trasportati (zaini, cellulari, ecc.).
Sezione G – Testimoni Annotare eventuali testimoni, riportandone generalità e recapiti.
Sezione H – Circostanze dell’incidente Ogni conducente barrerà le caselle che descrivono la propria manovra. In mancanza di una voce adatta alla bicicletta, si può integrare manualmente con una breve descrizione (es. “procedeva in pista ciclabile”, “svoltava a sinistra”).
Sezione I – Grafico dell’incidente Disegnare la dinamica dell’accaduto, indicando la posizione dei veicoli, la segnaletica stradale, eventuali ostacoli o limiti di visibilità.
Sezione J – Osservazioni È possibile riportare ulteriori precisazioni. Il ciclista può ad esempio specificare che stava circolando in modo conforme al Codice della Strada (art. 182 C.d.S.), o segnalare condotte scorrette del conducente del veicolo a motore.
Firma
Entrambe le parti devono firmare il modulo. In caso di disaccordo, ciascuno potrà redigere una propria versione dei fatti e allegarla alla denuncia di sinistro.
3. modulo e richiesta di risarcimento
Il modulo compilato deve essere conservato e trasmesso al proprio legale, che inoltrerà lettera di intervento alla compagnia assicurativa del veicolo che ci ha investiti.
Il ciclista ha diritto a ottenere il risarcimento del danno patrimoniale (bicicletta, abbigliamento, dispositivi elettronici) e non patrimoniale (eventuali lesioni personali), laddove venga accertata la responsabilità, anche parziale, del conducente del veicolo.
4. Quando evitare la compilazione congiunta
In caso di disaccordo tra le parti, rifiuto della firma, comportamento aggressivo, o se vi sono lesioni che richiedono il trasporto in Ospedale, è preferibile non firmare il modulo e richiedere invece l’intervento delle forze dell’Ordine.
Successivamente si potrà agire con denuncia, qualora opportuno, con il supporto di un legale.
Avere un Avvocato specializzato e che possa immediatamente intervenire farà la differenza sulla gestione della pratica di risarcimento, per questo la ZEROSBATTI ha pensato a fornire un servizio che si avvale di uno studio legale altamente specializzato.
La compilazione del modulo CAI può rappresentare un utile strumento per cristallizzare la dinamica dell’incidente ed agevolare un’eventuale procedura risarcitoria.
Compilarlo con attenzione, in modo completo e veritiero, è un passo fondamentale verso la tutela dei propri diritti.
Avv. Federico Balconi

Aumentano le vittime tra i ciclisti
Sono 81 i ciclisti morti sulle strade italiane dal gennaio a fine maggio 2025 e in Italia si registra un nuovo allarmante aumento delle vittime rispetto allo stesso periodo del 2024, quando si erano contati 68 morti.
Un conteggio macabro, che vede l’incremento con un più 19%, a segnare un ulteriore passo indietro sulla sicurezza dei ciclisti, come se ce ne fosse bisogno.
Sono questi i dati trasmessi dall’Osservatorio ASAPS (Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale): ogni due giorni, in media, un ciclista perde la vita nel nostro Paese.
I numeri mese per mese:
| Mese | Vittime 2025 | Vittime 2024 |
| Gennaio | 12 | 10 |
| Febbraio | 15 | 12 |
| Marzo | 14 | 13 |
| Aprile | 19 | 17 |
| Maggio | 21 | 16 |
| Totale | 81 | 68 |
Con l’arrivo della bella stagione e l’aumento dell’uso della bici, soprattutto in ambito urbano e turistico, si registra un’impennata nel mese di maggio, che da solo ha fatto segnare 21 vittime, il dato mensile più alto finora nel 2025.
Dei 81 ciclisti morti nel 2025:
- 76 sono uomini, 5 sono donne;
- 36 avevano più di 65 anni, molti dei quali colpiti mentre pedalavano per attività fisica o spostamenti quotidiani;
- In 12 casi, il sinistro si è verificato con fuga del conducente, un dato che conferma linciviltà diligante e un comportamento che spesso assume connotati criminale sulla strada.
Il fenomeno presenta una netta concentrazione geografica:
- Lombardia: 18 morti
- Emilia-Romagna: 14
- Veneto: 9
- Piemonte: 7
- Toscana e Lazio: 6 ciascuna
- Le regioni del Nord e Centro Italia, più urbanizzate e con maggiore diffusione della mobilità ciclistica, risultano anche le più colpite, spesso a causa della convivenza difficile tra biciclette e traffico motorizzato.
Gli incidenti mortali avvengono soprattutto:
- in strade urbane non dotate di piste ciclabili protette;
- in condizioni di scarsa visibilità o mancanza di illuminazione;
- per svolte improvvise, sorpassi azzardati o apertura improvvisa di portiere da parte degli automobilisti;
- un ruolo importante lo giocano distrazione da smartphone ed eccesso di velocità, due comportamenti che non si riesce a sradicare.
Nel 2024 si erano contati 204 ciclisti morti, e se il trend attuale dovesse proseguire in questo modo il 2025 potrebbe chiudersi con oltre 230 decessi, diventando l’anno peggiore dell’ultimo quinquennio.
I primi cinque mesi del 2025 confermano comunque che, nonostante gli interventi legislativi pedalare in Italia diventa ogni giorno più pericoloso.
Non avevamo bisogno di questi dati, che per noi di ZEROSBATTI sono la conferma di ciò che ogni giorno vediamo e gestiamo sulle strade, raccogliendo non solo le vittime degli incidenti ma messaggi di richieste di aiuto da parte di ciclisti che subiscono continui attentati alla loro vita da parte di automobilisti che hanno nei confronti dei ciclisti condotte spesso criminali.
La crescente diffusione delle bici come mezzo ecologico, economico e salutare deve necessariamente accompagnarsi a politiche pubbliche strutturali per garantire sicurezza e prevenzione.
I numeri del 2025 parlano quindi chiaro: la strada per una mobilità sostenibile e sicura è ancora lunga, ma siamo ancora in tempo per invertire la rotta.
L’aumento delle vittime tra i ciclisti non deve assuefare, diventando una tragica normalità, non va accettato e il segnale d’allarme deve arrivare alle istituzioni, alle amministrazioni e ai cittadini.
Promuovere la mobilità ciclabile non significa solo incentivare l’uso della bici ma proteggere chi la sceglie, investendo in infrastrutture sicure, sensibilizzando automobilisti e ciclisti, rafforzando i controlli e le sanzioni per chi mette a rischio la vita altrui.
Ora non possiamo voltare le spalle a questi dati ma soprattutto alle richieste di aiuto e serve una presa di coscienza collettiva che imponga rispetto verso le due ruote, come s’è già fatto in paesi come Francia, Spagna per non parlare di chi la bicicletta l’ha eletta da decenni a miglior mezzo di trasporto oltre che sportivo, come Olanda Belgio, Danimarca.
La riforma del Codice della Strada, lo diciamo dall’inizio, è inadeguata e questi dati purtroppo ci danno ragione, serve quindi una norma più incisiva e che prenda spunto da chi, come noi, ogni giorno affronta questo problema, ascoltando vittime e ciclisti preoccupati.
La sicurezza non deve essere un lusso per pochi, ma un diritto per tutti, ogni pista o corsia ciclabile, ogni metro in più di protezione può fare la differenza tra la vita e la morte di un ciclista, ma a condizione che siano adeguate, che consentano di allenarsi senza ulteriori rischi o pericoli.
La sicurezza stradale non è un optional: è un dovere collettivo.
Avv.Federico Balconi

Nuovo Codice della Strada
Alla luce del nuovo Codice della Strada… quanto ne sai davvero?
Un breve vademecum per rinfrescare la memoria e viaggiare informati
Luci: sono obbligatorie?
Sì. Le luci sono obbligatorie anche di giorno. In particolare, la luce anteriore bianca e la posteriore rossa devono essere sempre funzionanti. Non è più previsto il solo obbligo dal tramonto in poi.
Inoltre, i catadiottri – dispositivi riflettenti da applicare sui pedali – sono prescritti dalla normativa, anche se, purtroppo, spesso trascurati dai ciclisti.
Piste ciclabili, ciclopedonali e corsie ciclabili: facciamo chiarezza
Piste ciclabili: riservate esclusivamente ai ciclisti, il loro utilizzo è obbligatorio.
Ciclopedonali: promiscue tra pedoni e ciclisti, sono facoltative. L’uso è sconsigliato agli sportivi in allenamento, per ovvie ragioni di sicurezza e fluidità.
Corsie ciclabili: anch’esse a uso promiscuo, sono comuni nei centri urbani. Anche se non sempre protette, la loro presenza rappresenta un utile riferimento visivo per gli automobilisti, aiutandoli a mantenere una distanza corretta dai ciclisti.
Il metro e mezzo nel sorpasso: un’applicazione controversa
L’art. 148 del Codice della Strada prescrive che, durante il sorpasso di un ciclista, l’automobilista mantenga almeno 1,5 metri di distanza. Tuttavia, la norma è subordinata alla clausola “ove le condizioni della strada lo consentano”, che ha generato non poca confusione interpretativa.
Secondo un’interpretazione più prudente, il conducente dovrebbe attendere che vi siano le condizioni per superare in sicurezza. Tuttavia, la prassi più diffusa tende ancora a lasciare all’automobilista il margine decisionale, con il rischio di compromettere la sicurezza del ciclista. Una lettura pericolosa, che meriterebbe una più netta regolamentazione.
Il campanello è sempre obbligatorio?
Sì. Il campanello è un dispositivo obbligatorio su tutte le biciclette, comprese quelle da corsa.
Multa in bicicletta: si perdono punti sulla patente?
Assolutamente no. Non essendo necessaria la patente per condurre una bicicletta, non è possibile subire la decurtazione dei punti.
Si può andare in doppia fila in bicicletta?
Sì, ma solo nei centri urbani e a condizione che le circostanze del traffico lo permettano.
Al di fuori dei centri urbani, vige l’obbligo della fila indiana, salvo la presenza di un minore. Una norma anacronistica, in controtendenza rispetto ad altri Paesi europei, dove la doppia fila è incoraggiata per motivi di sicurezza:
Aumenta la visibilità dei ciclisti e impone agli automobilisti di rallentare.
Costringe il conducente ad attendere uno spazio sufficiente per superare, evitando manovre azzardate.
Riduce la lunghezza complessiva dell’ingombro del gruppo di ciclisti, rendendo il sorpasso più rapido e sicuro.
Il ciclista deve tenere la destra?
Sì, come previsto dall’art. 143 del Codice della Strada. Tuttavia, è importante ricordare che l’obbligo non è assoluto: la presenza di buche, detriti, vetri o altri pericoli può costringere il ciclista a spostarsi verso il centro della carreggiata, per salvaguardare la propria incolumità.
Rotatorie: chi ha la precedenza?
Il ciclista è considerato alla stregua degli altri veicoli: ha gli stessi diritti e doveri in materia di precedenza.
Pertanto, se si trova già all’interno della rotatoria, ha diritto di precedenza su chi sta per entrarvi. Una volta dentro, per legge – ma anche per prudenza – è tenuto a mantenere il margine destro.
L’uso del casco è obbligatorio?
Purtroppo no, nemmeno per i minori. Nonostante l’efficacia del casco sia ormai universalmente riconosciuta, la normativa italiana non ne prevede l’obbligo. Tuttavia, se ne raccomanda vivamente l’utilizzo, poiché in caso di caduta – anche lieve – può letteralmente salvare la vita.
Buon senso: il miglior alleato della sicurezza
Tra le regole non scritte, ce n’è una che ci sentiamo di consigliare con particolare convinzione. L’abbiamo elaborata noi di ZEROSBATTI, raccogliendo le parole dei nostri atleti professionisti, i quali l’hanno citata con maggiore frequenza rispondendo alla domanda: “Come si fa a tornare a casa sani e salvi dopo un allenamento in bici?”
Si tratta del cosiddetto Doppio Check, ovvero l’abitudine di effettuare un secondo controllo prima di compiere qualsiasi manovra.
L’esempio più emblematico riguarda la precedenza, una situazione da considerare sempre a rischio, anche quando spetta chiaramente a noi. In questi casi, è fondamentale non fidarsi mai completamente, rallentare e, se necessario, fermarsi. Solo dopo essersi accertati che nessun veicolo stia sopraggiungendo e che sia realmente sicuro procedere, si può ripartire.
Capita spesso di pensare: “Ma io ho la precedenza”. È vero. Ma – come ricordano i nostri atleti – avere ragione serve a poco se l’altro non ce la riconosce.
In definitiva, la prudenza attiva e l’autoprotezione restano le strategie più efficaci per tutelare la propria sicurezza sulla strada.
Avv. Federico Balconi

Quando la bicicletta causa danni
Nel corso di un allenamento in gruppo può accadere, anche involontariamente, di urtare un altro ciclista, provocandone la caduta e arrecandogli danni fisici e materiali. In un caso concreto, ad esempio, la bicicletta è risultata gravemente danneggiata e l’infortunato ha riportato la frattura della clavicola. Episodi come questo, per quanto generati da semplici disattenzioni, possono avere conseguenze rilevanti.
In tale contesto, sorgono legittimamente alcune domande: chi risponde del danno? Quali sono i presupposti della responsabilità? Quali strumenti è opportuno attivare per tutelarsi? Occorre, innanzitutto, premettere che il ciclismo è uno sport connotato da una fisiologica componente di rischio: si svolge su un mezzo instabile, in condizioni di equilibrio precario e, spesso, in contesto stradale aperto.
Chi si mette in sella accetta implicitamente questi rischi, nella misura in cui rientrano nella normale pericolosità dell’attività. Si tratta di un principio giuridico ben noto, per cui il rischio sportivo viene ritenuto “accettato” nei limiti della sua tipicità e prevedibilità.
Tale accettazione, tuttavia, non può estendersi a comportamenti imprudenti, negligenti o dolosi posti in essere da altri soggetti, né a pericoli esterni che travalicano la soglia del rischio normalmente connesso alla pratica ciclistica.
DANNO TRA CICLISTI
Nel caso in cui un sinistro sia determinato da un errore personale, come ad esempio la perdita di controllo in curva a causa di imperizia, non sarà possibile richiedere un risarcimento ad alcun soggetto terzo: la responsabilità rimarrà in capo all’autore del gesto, e l’unica tutela possibile sarà quella fornita da eventuali coperture assicurative personali.
Viceversa, qualora la caduta sia stata causata da un fattore esterno anomalo – ad esempio una macchia d’olio o una buca non segnalata – sarà possibile rivalersi sull’Ente preposto alla manutenzione della strada, ove si riesca a dimostrare, anche tramite accesso agli atti, che tali pericoli fossero già stati segnalati e non adeguatamente rimossi.
In tal caso, non si potrà invocare l’accettazione del rischio, trattandosi di un evento che eccede la normale esposizione al pericolo.
INCIDENTE IN GARA E RISCHIO SPORTIVO
Qui il concetto di rischio accettato si estende ulteriormente, ricomprendendo anche contatti fisici e manovre al limite, purché poste in essere nel rispetto delle regole del diritto sportivo.
Ad esempio, un contatto in volata tra due corridori, avvenuto nell’estremo tentativo di superarsi a vicenda, senza dolo né scorrettezze, non dà luogo a responsabilità.
Diverso è il caso in cui un atleta effettui una manovra intenzionalmente scorretta – come deviare la traiettoria per ostacolare un avversario, stringendolo verso le transenne – violando le norme federali che impongono di mantenere la propria linea. In tali ipotesi, la responsabilità per i danni è configurabile, trattandosi di condotta non rientrante nel rischio sportivo accettato.
Se infine la condotta presenta intenzionalità lesiva, potrà assumere anche rilevanza penale, integrando gli estremi di un reato.
RESPONSABILITA’ VERSO TERZI
Ulteriore fattispecie è quella in cui un ciclista provochi danni a soggetti terzi, estranei alla pratica sportiva: ad esempio, un pedone su una pista ciclopedonale, oppure un veicolo parcheggiato.
Anche in assenza di dolo, la responsabilità civile è configurabile ai sensi dell’art. 2043 c.c., che sancisce l’obbligo di risarcire il danno ingiusto cagionato a terzi.
Tali situazioni possono derivare da una banale distrazione, da una valutazione errata delle distanze, o da un fraintendimento nella condivisione degli spazi. Le conseguenze, tuttavia, possono essere onerose.
L’importanza della copertura assicurativa
Per far fronte a tali eventualità, è altamente consigliabile stipulare una polizza di responsabilità civile che copra i danni eventualmente provocati a terzi, anche nell’ambito di attività amatoriali o di allenamento.
Tale copertura, ad esempio, è già prevista per i tesserati della Federazione Ciclistica Italiana e di altri Enti di promozione sportiva, i quali richiedono anche la visita medica sportiva agonistica – strumento utile non solo dal punto di vista assicurativo, ma anche per la tutela della salute dell’atleta.
La sottoscrizione di una polizza RC rappresenta un piccolo investimento che può evitare gravi esborsi economici in caso di richiesta di risarcimento.
In caso di coinvolgimento in un incidente, o se si viene accusati di aver causato un danno, è fondamentale rivolgersi immediatamente a un legale esperto, in grado di valutare correttamente le dinamiche e gli elementi di responsabilità.
ZEROSBATTI offre consulenza e assistenza legale mirata per tutelare i ciclisti, sia in ambito sportivo che amatoriale. Ricordiamo che non sempre chi viene accusato è realmente responsabile, e che spesso la quantificazione del danno risulta sovrastimata rispetto alla realtà.
Avv. Federico Balconi

Violenza sui ciclisti
In questi mesi abbiamo riscontrato un preoccupante aumento di aggressioni in strada nei confronti di ciclisti: automobilisti che volontariamente sfiorano il ciclista in fase di sorpasso pur avendo spazio a disposizione o ancor peggio li speronano facendoli rovinare a terra, con successive aggressioni fisiche o addirittura lancio di oggetti da macchine in corsa, bottiglie o altri materiali che in alcuni casi hanno provocato gravi danni fisici al ciclista che aveva l’unica colpa di pedalare in solitaria.
Sgomento a parte per questi episodi, non troppo rari e in aumento sulle strade, abbiamo cercato di analizzare le ragioni di questo fenomeno, che scaturisce da una intolleranza degli automobilisti nei confronti di chi utilizza la bicicletta, che sia per sport o quale mezzo alternativo di mobilità.
Abbiamo cercato di capire perché l’Italia, al contrario del resto d’Europa, ritenga la bicicletta come un intralcio alle corse di chi, essendo in auto, si presupponga “debba lavorare”, al contrario di questi fastidiosi ciclisti, non aventi diritto di utilizzare le strade veicolari.
Vero è che per avere un cambiamento culturale, imprescindibile per modificare la convivenza sulle strade tra automobilisti e ciclisti, ci vorranno un paio di generazioni, ma è pur vero che in altri paesi (Francia, Spagna per non parlare di Belgio e Olanda, per restare in Europa) ci sono arrivati da tempo, a dimostrazione che si può e si deve fare.
Servono leggi, direbbero i politici in campagna elettorale, ma serve soprattutto una svolta nella percezione che abbiamo dei ciclisti e la riflessione si sposta verso chi, come gli addetti all’informazione, in sintesi i media, possa influenzare i pensieri delle persone.
E allora qualche risposta alle domande di cui sopra la possiamo trovare proprio nell’informazione odierna, che ad oggi lesina segnali di cambiamento, ed anzi nella gran parte degli articoli o servizi televisivi, quando l’argomento riguarda ciclisti o incidenti con vittime ciclisti, che impattano contro camion (come se quel pugile che con la faccia andava incontro ai pugni dell’avversario) aleggia sempre e comunque un gravissimo retropensiero: ovvero che ANCHE IL CICLISTA HA SEMPRE LE SUE COLPE…SI MA ANCHE I CICLISTI, CERTO CHE IN FILA PER TRE…SEMPRE IN MEZZO ALLA STRADA…SI MA LE REGOLE VALGONO ANCHE PER LORO…e così via i commenti da Bar o da leone da tastiera, immancabile anche quando la notizia è di un ciclista rimasto ucciso senza alcuna colpa.
Si perché vi diamo una notizia: nel 95% dei casi i ciclisti investiti hanno piena ragione!
Ed ecco quindi che, nonostante i 45 ciclisti morti a seguito di manovre criminali di automobilisti nel solo 2025, si spreca un articolo per segnalare la “pirlata” di un ciclista che nella giornata di Pasqua, forse per smaltire il peso dei parenti dell’agnello e della colomba, pare abbia deciso di allenarsi “dietro-macchina” sulla Superstrada, forse ritenendo, stupidamente di trovarla deserta: un’azione pericolosa e senza senno, con la quale il ciclista ha messo a repentaglio la propria vita, oltre che rischiare una multa salata.
Un comportamento stupido che non meritava alcuna menzione, o morale su quanto i ciclisti debbano rispettare le regole, o almeno nessuna proporzione con le manovre quotidiane e continue di chi mette a repentaglio la vita altrui, che guidano sotto effetto di alcool o stupefacenti, o che sorpassano in modo azzardato un ciclista o non rispettano una precedenza in rotonda.
La differenza è sostanziale, poiché se il ciclista, per quanto stupidamente, rischia esclusivamente la propria vita, tutte le altre manovre sopra descritte mettono in pericolo la vita di altri individui, dal comfort di un abitacolo che protegge il criminale.
E allora ecco la risposta: questo stesso retropensiero, che porta a pensare che i ciclisti siano di base irrispettosi, pericolosi, trasgressori delle regole, spinge i media a enfatizzare il caso del ciclista che si renda colpevole di una qualsiasi violazione del codice della strada, e legittima l’automobilista a disprezzare e in taluni casi ad odiare, il ciclista che gli si pari dinanzi.
E quindi, nella mente di un automobilista che decida di superare un ciclista, pur senza avere distanza e in sfregio alla sicurezza, potrebbero rimanere tracce di quell’articolo, di quel retropensiero che, ridotto e semplificato ai minimi termini, lo legittima non solo a pensare male verso i ciclisti, ritenendoli trasgressori della strada, ma potrebbe incentivare un astio ingiustificato, ed è proprio in quell’istante tra la vita e la morte del ciclista ci passerebbe una distanza minima, spesso di pochi millimetri.
Avv. Federico Balconi

Utenti vulnerabili
“Non bastavano i ciclisti, i pedoni, i camion contromano: sulla SS36 gli automobilisti devono fare i conti anche con i lupi (o presunti tali).”
Quando ci si imbatte in articoli di questo tenore, per chi – come noi – da anni promuove l’uso delle due ruote, è difficile non provare un senso di sconforto. Diventa quasi utopico sperare in un reale cambiamento culturale che riconosca ai ciclisti il diritto di stare in strada con una tutela effettiva, in quanto utenti vulnerabili, e che attribuisca finalmente alla bicicletta il valore che merita: mezzo ecologico, salutare e pratico, perfettamente integrato nella mobilità urbana sostenibile.
Il giornalista – o presunto tale, dal momento che l’articolo non è firmato – accomuna ciclisti e pedoni a camion contromano o addirittura a lupi. Una metafora non solo infelice, ma profondamente dannosa, perché riflette esattamente quella mentalità tossica che è all’origine di molti incidenti stradali: quella di chi vive la presenza dei ciclisti come un fastidio, come se ledessero un diritto esclusivo dell’automobilista a “possedere” la strada, dimenticando che le strade sono di tutti, senza distinzioni.
Questa visione ignora quanto stabilito quanto stabilito dalla legge: ciclisti, pedoni e anche motociclisti sono definiti utenti vulnerabili e come tali meritevoli di una tutela maggiore, sotto il profilo normativo, culturale e sociale. Equipararli a soggetti pericolosi è non solo un errore, ma una pericolosa disinformazione.
Siamo ancora molto lontani da Paesi come Spagna, Francia o Regno Unito, dove anche la stampa è stata educata ad adottare un linguaggio più corretto, responsabile e rispettoso nei confronti di chi sceglie di muoversi in modo sostenibile. Lì si promuove l’uso della bicicletta, si educa al rispetto reciproco, si riconosce il valore sociale e ambientale del ciclismo. Qui, invece, leggiamo parole che rischiano di legittimare comportamenti aggressivi e, nei casi peggiori, condotte pericolose, lesive o persino letali nei confronti delle parti deboli della strada.
Ricordiamolo sempre: ogni volta che si banalizza o si scredita chi sceglie di pedalare, si alimenta un clima che può trasformarsi in tragedia.

Pedalare in sicurezza
Pedalare in sicurezza: i consigli per una mobilità responsabile
Cosa fare in caso di sinistro? Fino al 31 dicembre 2026, tutti i tesserati FCI potranno usufruire gratuitamente dei servizi di ZEROSBATTI, grazie a un accordo che garantisce assistenza immediata e tutela legale qualificata. Un team di esperti, guidato dall’Avv. Federico Balconi, seguirà il ciclista sin dalle prime fasi post-incidente, assicurando un supporto completo al fine di ottenere il giusto risarcimento.
Con l’arrivo della bella stagione e l’aumento dell’uso della bicicletta come mezzo di trasporto ecologico e salutare, diventa ancora più importante promuovere la sicurezza dei ciclisti sulla strada. Questi ultimi, insieme a pedoni e motociclisti, sono riconosciuti dalla legge come “utenti vulnerabili della strada”. La sicurezza in bici non può essere vista solo come il rispetto del Codice della Strada, ma è strettamente legata alla prudenza e alla consapevolezza dei pericoli.
Partendo dalla legge, ecco cinque obblighi contenuti nel Codice della Strada:
la prudenza, norma che vale per tutti gli utenti della strada, di carattere generale e da applicare in ogni situazione, vale ancor più per i ciclisti, in quanto parte vulnerabile e più esposta agli errori altrui. E’ contenuta in diversi articoli del Cds tra i quali il 141, 145 e 190;
- le luci e il campanello, sono obbligatori, davanti e dietro e sempre funzionanti, anche di giorno, art. 182. La distrazione degli automobilisti è un pericolo incalcolabile, per questo una luce potente può in alcuni casi salvarci la vita, obbligo a parte.
- l’obbligo di stop, semafori e precedenze: il ciclista è soggetto alle stesse regole di tutti gli altri veicoli/utenti della strada, pertanto deve rispettare le stesse norme;
- stare il più a destra possibile; l’articolo 143 viene spesso contestato ai ciclisti, ma bisogna tener conto delle condizioni della strada, spesso disastrate proprio all’estrema destra.
- mani sul manubrio, no cellulare, no cuffie o altri apparecchi acustici, questi obblighi o divieti di legge appartengono prima di tutto al buon senso;
A queste norme si affiancano anche una serie di regole non scritte, per la nostra sicurezza, nonostante non imposte o sanzionate.
Le abbiamo raccolte tra i consigli dati dai nostri corridori professionisti:
- il casco, accessorio fondamentale quando si è in sella ad una bici;
- il doppio check, mai fidarsi di una precedenza accennata, ma fare sempre un doppio controllo per garantirsi che l’automobilista non abbia ripensamenti e ci stia concedendo la dovuta precedenza;
- essere visibili il più possibile, l’obbligo è stato inserito solo per le luci, ma è fondamentale aggiungere ulteriore visibilità grazie ad un abbigliamento tecnico dotato di riflettenti;
- scegliere strade meno trafficate; quando possibile scegliere strade alternative, o se ad uso esclusivo bici, le ciclabili.
La sicurezza stradale è una responsabilità condivisa. Le istituzioni, i ciclisti e gli automobilisti dovrebbero collaborare per garantire un ambiente sicuro per tutti. Pedalare in sicurezza non significa solo proteggere sé stessi, ma anche gli altri. Adottando semplici ma efficaci precauzioni, possiamo tutti contribuire a una mobilità più sicura e rispettosa.
Invitiamo tutti a seguire questi consigli e a essere sempre consapevoli dei rischi, affinché le giornate in bicicletta siano non solo piacevoli, ma anche protette.
In un contesto stradale sempre più insidioso, FCI e ZEROSBATTI si impegnano a promuovere la protezione dei ciclisti, le parti più vulnerabili della strada. Una tutela legale qualificata può fare la differenza tra ottenere giustizia e subire ulteriori danni. Per questo, i tesserati FCI potranno scegliere di contattare ZEROSBATTI in caso di incidente, per usufruire di un servizio di assistenza senza pari, qualora controparte nello stesso NON sia un altro tesserato FCI o una società affiliata.
Cosa fare in caso di incidente? Le cinque regole fondamentali:
- Chiama le Forze dell’Ordine e l’ambulanza (112).
- Scatta foto e video della scena, se possibile.
- Raccogli i dati dei testimoni, se presenti.
- Compila il modulo CAI (in caso di collisione con un’auto).
- Contattaci subito!
Contatti Utili:
* Sito Web: zerosbatti.it
* Instagram: @zerosbattiinbici
* Telefono: +39 351 581 2582
* Email: sinistri@zerosbatti.it
Buona pedalata e buona stagione a tutti!

Castelli e Zerosbatti
Castelli annuncia con orgoglio la collaborazione con l’associazione ZEROSBATTI, una realtà nata nel 2017 per difendere i diritti dei ciclisti e unica in Italia a fornire assistenza immediata e tutela legale qualificata ai ciclisti vittime di incidenti
L’obiettivo di questa partnership è chiaro e condiviso: divulgare un messaggio di protezione e di sicurezza per tutti coloro che utilizzano le due ruote, per passione o necessità. A testimonianza di questa collaborazione, Castelli ha realizzato un kit da ciclismo personalizzato, che comprende maglia e pantaloncino per uomo e donna, recante il logo ZEROSBATTI e i colori distintivi dell’associazione.
Non si tratta solo di un kit tecnico di altissima qualità, stile Castelli ma anche e soprattutto di un simbolo concreto dell’impegno comune nell’opera di sensibilizzazione sui pericoli della strada e sulla necessità di rispettare e proteggere gli utenti vulnerabili della strada.
Nell’ambito della sua missione, ZEROSBATTI utilizza e supporta i prodotti Castelli, riconoscendone l’eccellenza e l’affidabilità.
La collaborazione tra Castelli e ZEROSBATTI rappresenta un passo importante nella lotta contro il crescente numero di incidenti che coinvolgono i ciclisti, convinti che solo unendo le forze si possa promuovere la filosofia dello sport e sensibilizzare le istituzioni affinché agiscano con misure concrete a favore di una maggiore sicurezza sulle strade.
Per maggiori informazioni su Castelli e ZEROSBATTI, visita i siti ufficiali: www.castelli-cycling.com
www.zerosbatti.it
