
Forze dell’ordine contro i ciclisti?
Con il nuovo codice della strada, i motociclisti sono stati aggiunti agli “utenti vulnerabili della strada”, insieme quindi a pedoni e ciclisti. Un passo che merita un approfondimento circa i motivi che hanno determinato questa scelta legislativa, ma soprattutto su quali saranno le conseguenze sul piano della circolazione e delle dinamiche relative agli incidenti stradali.
La logica vorrebbe che una parte definita “vulnerabile” meriti una maggior tutela rispetto agli altri utenti della strada, non solo sul piano teorico ma soprattutto su quello pratico.
Se anche i motociclisti, come i ciclisti, sono stati inseriti nella categoria dei “deboli” è perché evidentemente l’equilibrio su due ruote, così come l’assenza di una cellula protettiva, li pone in uno stato molto più precario e meritevole di attenzione rispetto agli altri utenti della strada.
In parole povere, per un ciclista o motociclista è molto più facile cadere anche per un leggero contatto o manovra repentina di un automobilista e quindi procurarsi lesioni o danni, rispetto a chi invece viaggia su quattro ruote e protetto dall’abitacolo del suo veicolo.
La seconda conseguenza è che certamente arrestare la marcia o evitare un ostacolo improvviso è molto più complicato rispetto ad un automobilista il quale, essendo su quattro ruote, appunto non deve fare altro che pigiare sul pedale del freno.
Inoltre, chi viaggia su due ruote deve prestare molta più attenzione a tutti i pericoli che lo circondano (strade dissestate, oggetti, vento, ostacoli di vario genere). Tutti fattori di cui bisognerebbe sempre tener conto quando un ciclista, motociclista o pedone rimane vittima di un incidente stradale.
La precisazione non è banale, ma nasce dal fatto che nei verbali redatti dalle Forze dell’Ordine che intervengono in caso di incidente, spesso vengono descritte dinamiche ed irrogate sanzioni che non tengono minimamente conto della disparità di condizioni dei due utenti, con il risultato di creare forti ingiustizie.
Ci è capitato, ad esempio, di dover impugnare verbali che sanzionavano il ciclista che, nonostante viaggiasse regolarmente sulla pista ciclabile, con impianto semaforico verde dedicato alle biciclette, investito da un automobilista che sterzava repentinamente, a parere dell’agente di polizia municipale, “non aveva saputo evitare per tempo l’ostacolo” (art 141cds).
In un altro caso, il ciclista veniva multato perché procedeva, a parere del vigile, zigzagando in mezzo alla strada! In realtà la stessa automobilista che l’aveva investito dichiarava a verbale che il ciclista viaggiava regolarmente sulla sua destra e nell’atto del sorpasso, pensando di poterlo passare, lo urtava scorgendo dal finestrino laterale la figura del povero ciclista rocambolare a bordo strada!
Ebbene, per gli agenti di polizia municipale il ciclista creava “intralcio alla circolazione”!
In entrambi i casi abbiamo presentato ricorso, impugnando le multe, con tanto di querela di falso, ristabilendo la corretta applicazione della legge ed entrambi i ciclisti sono stati poi risarciti.
Un fenomeno che stiamo riscontrando in modo sempre più preoccupante, non tanto per le multe che immancabilmente impugniamo, quanto per la scarsa conoscenza delle norme che riguardano, appunto, le parti vulnerabili della strada, o peggio per il manifesto pregiudizio nei confronti dei ciclisti, rischiando che il danno non si verifichi solo al momento del sinistro ma anche nella gestione della successiva pratica assicurativa di risarcimento del danno.
Un verbale negativo con multa annessa, infatti, oltre a creare ulteriore danno nei confronti dei ciclisti, presta il fianco alle assicurazione che utilizzano il verbale quale pretesto per negare il risarcimento.
Una precisazione: quanto riportano gli agenti sui verbali, fortunatamente, ha valore solo relativamente a ciò che constatano direttamente, mentre dinamica ricostruita ed eventuali sanzioni possono essere rimessi in discussione, e per questo è determinante raccogliere immediatamente prove ed elementi che possano dimostrare la nostra ragione.
Nel frattempo, sarebbe utile aggiornare gli agenti delle forze dell’Ordine e far assimilare loro il concetto di “parte vulnerabile della strada”, non solo astrattamente ma anche nelle ragioni e nelle implicazioni pratiche e di tutela verso le due ruote che la legge ha voluto sancire.
Ovviamente l’obiettivo comune non è certo quello di screditare le forze dell’Ordine, che compiono un duro lavoro ogni giorno sulle strade, ma sensibilizzare gli operatori della legge sul problema, fornendo loro una visuale più completa, magari dalla sella di una bicicletta.
Avv.Federico Balconi

VF Group Bardiani-CSF Faizanè: Luca Colnaghi aggredito in allenamento
Venerdì 5 marzo, il lecchese è stato vittima di un’aggressione e ha scelto di affidarsi ad ACCPI e alla tutela legale di ZEROSBATTI.
La VF Group Bardiani CSF Faizanè esprime la propria vicinanza e solidarietà a Luca Colnaghi, vittima di una grave aggressione mentre rientrava a casa dopo un allenamento. Il nostro atleta, insieme al fratello Andrea, è stato dapprima minacciato e spintonato da un individuo in moto e, successivamente, aggredito in un secondo episodio che gli ha causato serie conseguenze fisiche.
Colnaghi ha riportato una spalla lussata e una microfrattura alle costole, con una prognosi di 10 giorni di riposo. Nonostante ciò, il suo spirito combattivo lo spinge a voler onorare gli impegni sportivi in Belgio nel prossimo weekend, al GP Criquielion e al GP Monseré, ai quali il lecchese desidera partecipare.
Le sue parole: “Sono davvero amareggiato e mi auguro che nessuno debba vivere un’esperienza simile. Credo nella giustizia e spero che le autorità facciano il loro dovere”.
La squadra condanna fermamente ogni atto di violenza e, insieme all’ACCPI e ai legali di Zerosbatti, seguirà con attenzione lo sviluppo delle indagini affinché venga fatta giustizia. La sicurezza degli atleti deve essere una priorità e ci auguriamo che episodi del genere non si ripetano.
All images can be used for editorial purpose only. Credits VF Group Bardiani – CSF Faizanè & Sprint Cycling

Stefania Nobile e Davide Lacerenza
Negli ultimi giorni, il nome di Stefania Nobile e Davide Lacerenza è tornato sotto i riflettori. I due si trovano a dover rispondere di accuse pesanti, che spaziano dalla detenzione di stupefacenti allo sfruttamento della prostituzione, fino al reato di autoriciclaggio. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, possiamo fare due conti generici sulle pene previste dal nostro ordinamento per questi reati.
DETENZIONE STUPEFACENTI: Art 73 del dpr n. 309/1990 : da 6 a 20 anni
Chiunque offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti o psicotrope è punito con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da euro 26.000 a euro 260.000
SFRUTTAMENTO PROSTITUZIONE: Art. 3 dalla legge n. 75/1958 : da 2 a 6 anni
Il reato di sfruttamento della prostituzione stabilisce che è illegale approfittare dei proventi ottenuti dall’attività di prostituzione di terzi.
Lo sfruttatore, secondo la legge è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 258 a euro 10.329, salvo in ogni caso l’applicazione dell’art. 240 del codice penale (norma che disciplina la confisca).
AUTORICICLAGGIO: Art. 648 ter 1 del Codice Penale da 2 a 8 anni
Il reato concretizza nel sostituire o trasferire denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo e compiere altre operazioni in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa.
Si applica la pena della reclusione da due a otto anni e della multa da euro 5.000 a euro 25.000
Se aggiungiamo la reiterazione generica del reato (per i precedenti), si potrebbe ottenere un aumento di un terzo della pena.
Ecco un conto della serva considerando i minimi edittali, ma senza sconti:
6+2+2, SENZA ATTENUANTI E CON AUMENTO PER REITERAZIONE: 13 ANNI.
A seguito delle esternazioni a danno dei ciclisti e per la nostra sicurezza ci auguriamo che la Giustizia tenga questi individui lontani dalle strade il maggior tempo possibile.

L’obiettivo di ZeroSbatti? Una riforma del Codice della Strada
La ZEROSBATTI nasce nel 2017 per denunciare un preoccupante aumento degli incidenti a danno dei veicoli a due ruote, inoltre le vittime incontravano grandi difficoltà nell’ottenere il giusto risarcimento dei danni fisici e materiali, restando vittime così una seconda volta. L’associazione, no profit, capitanata dall’Avv. Federico Balconi, si è posta quindi due grandi obiettivi: la promozione della sicurezza stradale e la filosofia dello sport e far ottenere il giusto risarcimento alle vittime degli incidenti.
L’Avvocato Federico Balconi esercita nel foro di Milano, occupandosi di diritto civile con particolare specializzazioni in infortunistica stradale e diritto sportivo.
Avvocato, qual è stato il pensiero dietro al nome ZEROSBATTI? “Alleggerire le vittime che si trovano in un momento complesso e difficile, dalla gestione legale e burocratica per la pratica di risarcimento. Guidare le vittime di incidenti nelle primissime fasi è determinante al fine di compiere le mosse giuste e quindi non compromettere il risultato finale”.
Dopo otto anni sei felice dei risultati ottenuti insieme al tuo Team di lavoro? “Sono felice per tutte le persone che abbiamo assistito e aiutato, ogni giorno ci ringraziano per il lavoro svolto insieme al mio Team, ma non sono felice per la situazione attuale sulle strade e per le norme in vigore che dovrebbero tutelare le parti vulnerabili della strada”.
Qual è il punto di forza di ZEROSBATTI? “L’assistenza immediata e la forte specializzazione nella gestione di questo tipo di pratiche legali”.
Perchè avete scelto di creare come forma giuridica un’associazione? “Per consentire a tutti di avere una difesa legale gratuitamente, senza la preoccupazione delle spese di giustizia oltre a creare una grande community per condividere le finalità sociali volte ad una maggior sicurezza sulle strade”.
L’ambassador di ZEROSBATTI è Vincenzo Nibali. Com’è composta la squadra? “Siamo un Team strutturato che cresce anno dopo anno, composto da diversi avvocati specializzati in materia, collaboratori e collaboratrici che si occupano di fornire assistenza immediata a chi ha bisogno del nostro intervento, oltre ad un ufficio stampa dedicato”.
Qual è il vantaggio di avere un avvocato ciclista e che sia esperto in materia di incidenti stradali sulle due ruote? “Il vantaggio è quello di avere una competenza specifica e la conoscenza di tutte le peculiarità che riguardano il mondo delle due ruote per potersi interfacciare con le assicurazioni al fine di ottenere il giusto risarcimento del danno. Ci sono aspetti tecnici particolari, quali il danno alla bicicletta e tutte le voci di danno fisico, patrimoniale, esistenziale e morale. Nello specifico abbiamo anche periti, tecnici, medici legali e psicologi per poter rispondere ad ogni esigenza del cliente e per poter controbattere alle obiezioni della controparte; questo ci consente di definire velocemente e con piena soddisfazione le pratiche di risarcimento senza quasi mai dover ricorrere al Tribunale”.
Nell’ultimo anno avete stretto anche diverse collaborazioni nel mondo della bici… “Esattamente. Siamo stati scelti dalla Federazione Ciclistica Italiana, con un contratto fino al 2027, per fornire la nostra assistenza e i nostri servizi a tutti i loro tesserati gratuitamente. Come ZEROSBATTI abbiamo affiliate e attivato convenzioni per numerose ASD in modo da tutelare tutta la squadra. Da quest’anno abbiamo anche un importante accordo di partnership con Specialized Italia. Attraverso i numerosi rivenditori, forniremo assistenza a tutti i nuovi clienti, offrendo loro un supporto legale, tecnico e professionale in caso di incidente, un grande vantaggio”.
Siete presenti sia nel ciclismo professionistico che in quello amatoriale… “Abbiamo tanti corridori professionisti che si affidano alla nostra tutela legale e hanno aderito alla nostra associazione, aiutandoci a divulgare le nostre finalità; sposando il progetto ZEROSBATTI. Siamo presenti anche nel ciclismo amatoriale, grazie ad un importante collaborazione con RCS Sport per la Gran Fondo Strade Bianche, con l’obiettivo di promuovere la cultura delle due ruote e garantire maggiore sicurezza in bici”.
Qual è il sogno di questa associazione? Dove volete arrivare? “Una riforma efficace del Codice della Strada e un vero cambiamento. Per rendere tutto ciò possibile, è fondamentale che sempre più persone aderiscano alla nostra associazione. Credo inoltre che l’attività di comunicazione e social che svolgiamo quotidianamente sia essenziale per far arrivare il nostro messaggio a un pubblico sempre più ampio”.

Mattia Casse a fianco di “SEICENTO BATTITI PER LA TIN”
Il campione azzurro Mattia Casse si fa promotore del progetto benefico Seicento Battiti per la TIN, un’iniziativa, nata grazie all’impegno di Perform Sport Medical Center e di Pedalare per la Vita, e volta a sostenere il reparto di Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, con l’obiettivo di raccogliere fondi per l’acquisto di una culla termica da donare all’Associazione per l’Aiuto al Neonato.
“Questa iniziativa è un’opportunità concreta per fare la differenza nella vita di tanti bambini e delle loro famiglie. Anche il più piccolo contributo può trasformarsi in una risorsa fondamentale per garantire cure all’avanguardia e un’assistenza sempre migliore” afferma Mattia Casse. A giugno Mattia parteciperà alla manifestazione ciclistica 24 Ore di Feltre Insieme ad un Team di amici sportivi composto da sciatori e ciclisti professionisti, uniti dall’obiettivo comune di raccogliere fondi per questa causa.
IL SUPPORTO DELLE ECCELLENZE DEL TERRITORIO
Diverse realtà del territorio hanno deciso di affiancare Mattia Casse in questo progetto, contribuendo con entusiasmo alla sua missione benefica.
SANTINI CYCLING: Innovazione al servizio della solidarietà
Santini Cycling, azienda di riferimento nell’abbigliamento tecnico per il ciclismo con profonde radici a Bergamo, ha scelto di sostenere il progetto di Mattia Casse. “Con Mattia abbiamo trovato un’energia comune fin dal primo incontro”, dichiara Paola Santini, Marketing Manager di Santini Cycling. “Siamo fieri di affiancarlo in questa avventura, certi che il connubio tra bici e sci possa ispirare valori positivi e inclusivi. ” Da sessant’anni, Santini Cycling si distingue per la sua passione, innovazione e artigianalità, confermando il proprio impegno non solo verso gli atleti ma anche a favore della comunità.
ZEROSBATTI: Sicurezza e solidarietà al centro
ZEROSBATTI è fiera di sostenere il progetto benefico “600 Battiti per la TIN”, guidato dal campione azzurro di sci alpino Mattia Casse. Dal 2017 l’associazione senza scopo di lucro è al fianco dei ciclisti, fornendo loro assistenza immediata e tutela legale in caso di incidente e promuovendo la sicurezza stradale e i diritti delle parti vulnerabili della strada, ciclisti e motociclisti. “Dalla passione per lo sport e per lo sci è nata immediatamente con Mattia una forte sintonia e quando ci ha presentato il suo progetto benefico, nato per sostenere il Reparto Neonatale dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, senza esitazione abbiamo sposato l’iniziativa e siamo entrati a far parte del team. Siamo certi che questa collaborazione sia soltanto l’inizio di un percorso dove bici e sci si incontrano, unendo alle due grandi passioni obiettivi nobili”, ha dichiarato l’Avv. Federico Balconi, fondatore di ZEROSBATTI. La partnership tra ZEROSBATTI e “600 Battiti per la TIN” non è solo un importante contributo a una causa benefica, ma anche un’occasione per diffondere valori di solidarietà, sicurezza e tutela, ricordando l’importanza di avere il supporto giusto, sempre.
EVENTI E INIZIATIVE
Il progetto Mattia Casse per Seicento Battiti per la TIN sarà anticipato da una Charity Dinner che si terrà il 4 aprile 2025 a Bergamo; un’occasione per incontrare la Dirigente del reparto neonatale dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, l’associazione aiuto al neonato, i sostenitori e i donatori. Durante la serata, saranno messi all’asta cimeli di gara donati da atleti di alto livello, il cui ricavato andrà a supporto della raccolta fondi. Nelle prossime settimane, Mattia Casse ufficializzerà i nomi dei membri del Team che lo affiancheranno alla 24 Ore di Feltre.
Rimanete connessi e unitevi a questa grande avventura di Sport e Solidarietà

Specialized e Zerosbatti insieme per proteggere i ciclisti
Specialized Italia ha annunciato una collaborazione esclusiva con ZeroSbatti, associazione non-profit leader nell’assistenza legale ai ciclisti coinvolti in incidenti. Questo progetto innovativo dimostra la vicinanza e l’impegno di Specialized nei confronti dei rider, per garantire loro sicurezza e supporto in ogni situazione.
La mission del progetto: prendersi cura dei ciclisti.
Nel 2025, tutti coloro che acquisteranno una bicicletta o un telaio Specialized riceveranno un anno di assistenza legale gratuita in caso di incidente stradale in bicicletta. Grazie a questa iniziativa, i clienti potranno contare su un supporto professionale e tempestivo, in grado di guidarli passo dopo passo nel processo di gestione dei danni materiali e fisici.
Come funziona?
Ogni cliente riceverà una cartolina dotata di QR code che permette di registrarsi facilmente online. Una volta inseriti i dati richiesti e il numero di serie del prodotto, l’accesso al servizio sarà immediato. In caso di incidente, il team ZeroSbatti, in sinergia con i punti vendita Specialized, offrirà supporto completo: dalla valutazione dei danni al dialogo con periti e assicurazioni, fino alla migliore gestione dei risarcimenti.
Un valore aggiunto per i nostri clienti
Oltre a offrire protezione legale, questa collaborazione punta a diffondere una maggiore cultura del rispetto tra gli utenti della strada. ZeroSbatti, con il supporto di atleti professionisti, porterà avanti campagne di sensibilizzazione per promuovere la sicurezza e l’educazione stradale.
Specialized e ZeroSbatti credono che ogni ciclista meriti non solo la migliore tecnologia, ma anche un’assistenza che lo accompagni ovunque, sia in sella che nelle situazioni più difficili. Questo progetto rappresenta un ulteriore passo avanti nell’impegno di Specialized per un futuro più sicuro e sereno per tutti i rider.

Il nuovo codice stradale? deludente per noi ciclisti
La sicurezza stradale è da tempo un problema per il nostro Paese. La stretta del Governo col nuovo codice della strada (in vigore da sabato 14 dicembre) sembra però lasciare aperte alcune questioni che riguardano bici e ciclisti. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Federico Balconi, fondatore di un’associazione di promozione sociale che ha alla base tre pilastri: difendere i ciclisti in caso di incidente, garantire la sicurezza stradale e promuovere la filosofia dello sport.
Avvocato prima di venire al nuovo codice della strada vorrei partire dalla multa comminata a inizio dicembre dai carabinieri ai due ex professionisti Domenico Pozzovivo e Diego Ulissi, rei di circolare in doppia fila mentre pedalavano tra Colico e Gravedona sul lago di Como. Lei ha dichiarato che non avrebbe pagato la multa.
“Assolutamente sì. Per due motivi. Il primo è che un mio diritto. Se non condivido quella sanzione, ho il diritto di contestarla e posso chiedere di farmela spedire a casa. Il secondo è che se la pago non la posso più contestare o impugnare. E di conseguenza perderei il ricorso davanti al giudice di pace. Perché il ricorso diventa inammissibile”.
Pozzovivo ha detto: “Continuerò ad andare in bici in coppia perché mi rende più visibile e riduce le possibilità di incidente, meglio pagare la multa che rischiare di essere investito”
“Questa è una cosa che portiamo avanti dall’inizio, dalla nascita di ZEROSBATTI nel 2017 e che non smetteremo di fare nostra. Andare in fila per due come si fa in Spagna, Belgio e Olanda è molto più sicuro. Più sicuro per tutti. Per tre motivi.
Il primo è che ci rende più ‘ingombranti all’occhio’ e quindi più visibili. Abbiamo tantissimi verbali dove si legge che l’automobilista ‘non ha visto’ il ciclista. Prendiamo l’esempio di quattro corridori in fila per due: simulano la grandezza di una macchina. Veniamo quindi al secondo motivo: l’automobilista per forza di cose si vede costretto a rallentare, perché per superarli deve controllare che nel senso di marcia opposto la corsia sia libera per completare la manovra. Il terzo è che per superare quattro ciclisti a coppie si impiega meno tempo rispetto a quattro in fila indiana”
La fila indiana è una peculiarità quasi italiana:
“La grande differenza rispetto agli altri Paesi è che in Italia la fila indiana in bici è obbligatoria, negli altri Paesi no. E’ una noma che non vogliono proprio togliere. In Italia si può andare in coppia solo all’interno dei centri urbani”
Come nasce ZEROSBATTI e a chi si rivolge?
“Nasce da due esigenze: la prima è garantire la sicurezza ai ciclisti. Perché abbiamo capito per esperienza diretta che i ciclisti non si sentivano sicuri sulle
strade e abbiamo deciso di dare voce a questo sentimento. Il secondo motivo è prettamente giuridico. Perché spesso in caso di incidente non c’è un risarcimento senza tutela immediata. Il ciclista solitamente ‘subisce l’incidente
da solo. Apre una pratica senza sapere bene cosa fare. Di fatto non c’è una scadenza. Ma se non fai subito le foto sul luogo dell’incidente, chiedi i preventivi, per esempio, ti mancano degli elementi utili e fondamentali per chiedere il risarcimento all’assicurazione. Perché il problema cruciale è la ricostruzione dell’incidente. Nove automobilisti su dieci negano responsabilità.
Abbiamo notato anche che le stesse forze dell’ordine partono con dei pregiudizi nei confronti dei ciclisti. Ci è capitato di impugnare dei verbali alquanto fantasiosi. Ad esempio in un verbale avevano scritto: ‘ciclista oscillante in mezzo alla strada’, quando in realtà era stato investito mentre pedalava sulla destra, come aveva dichiarato la stessa investitrice. Noi seguiamo circa 300 casi all’anno e abbiamo oltre 110mila iscritti. Di questi 6mila che si sono iscritti online sul nostro sito. Ma il grosso arriva degli enti di promozione che garantiscono la tutela attraverso il tesserino, tipo la Federciclismo. Ci rivolgiamo a tutti i ciclisti, anche a quelli che vanno a prendere il pane o usano la bici per andare al lavoro. E poi chiaramente anche a quelli che la utilizzano per fare sport, per svago e per fare agonismo.
Come giudica il nuovo codice della strada in relazione alle esigenze dei ciclisti?
“Era partito bene. È una riforma nelle bozze da tanti anni. Ha sicuramente avuto un impulso forte a seguito della morte di Davide Rebellin nel 2022. Una notizia che ha colpito l’opinione pubblica. Partiva dall’articolo 148, quello riguardante il sorpasso. Rispetto al vecchio codice hanno inserito il metro e mezzo come misura minima. Salvo poi aggiungere ‘ove le condizioni lo consentano’. Lasciando così uno spazio grigio di valutazione e interpretazione all’automobilista. L ’articolo vecchio, per assurdo, pur non imponendo il metro e mezzo dava maggiori garanzie al ciclista. Era forse più vago, perché costruito sulla base di concetti più che di dati. A questo punto la palla passa ai giudici e alle loro sentenze. Se loro, in caso di urto, riusciranno ad evidenziare che alla base dell’incidente c’è una distanza inferiore al metro e mezzo le cose potrebbero cambiare. L ’espressione ‘sorpasso non cautelare’ usata spesso nei casi di omicidio stradale potrebbe essere una chiave importante in tal senso. Io non voglio essere completamente negativo. Per questo dico che aver inserito la distanza è assolutamente una cosa positiva. Ora speriamo che l’automobilista si abitui a rispettarla”
La sicurezza stradale è una questione culturale?
“Assolutamente sì. Puoi mettere tutte le norme che vuoi ma senza una cultura ben definita non si va molto lontano. Sia chiaro. Non penso che la gente esca di casa per andare ad ammazzare chi gira in bici. Molto spesso la gente non ha la percezione di quello che fa. Non capisce che un’azione inconsulta può mettere a rischio una o più vite. Bisogna ricordare a tutti che i ciclisti, come ciascun essere umano, hanno diritto a stare sulla strada. Poi non dobbiamo dimenticare che il ciclismo ha un valore sociale e medico: andare in bici fa bene”.
Infatti in Italia stanno crescendo le ciclabili cittadine…
“Secondo me le ciclabili o le corsie ciclabili rappresentano una soluzione nelle città per la mobilità. Io abito a Milano, se vuoi andare in giro per via Senato in bici senza venire a contatto con le auto puoi farlo senza problemi. Il passo indietro che è stato fatto in tal senso è che il nuovo codice apre le corsie ai veicoli a motore, togliendo di fatto una zona franca, che – seppur poco – garantiva maggiore sicurezza”.
Il modello da seguire è quello spagnolo?
“Secondo me sì, sebbene anche loro non siano del tutto esenti dal problema. Soprattutto per turisti non proprio educati. Purtroppo abbiamo avuto alcuni casi di gente ubriaca al volante che ha investito dei ciclisti. Detto questo la Spagna è avanti parecchio sul tema della sicurezza stradale. Ma direi anche la Francia, che è un modello di rispetto delle regole”.
Secondo lei come bisognerebbe intervenire per migliorare la sutuazione in Italia?
“Questo è un codice che si aspettava da tanto tempo, ma resta deludente perché non dà un segnale forte di volontà di cambiamento per sensibilizzare le persone. Ma ci lavoreremo. Chiediamo sempre di essere invitati a un tavolo aperto con le istituzioni su incidenti e criticità per portare la nostra esperienza legale, che nasce dalla diretta procedura giuridica. Da un punto di vista prettamente giuridico avrei inserito una norma come quella che è stata appena istituita nel nuovo codice, aggiungendo però una presunzione di responsabilità a carico dell’automobilista ogni volta che un ciclista viene investito. E poi farei tante campagne sociali. Su chi sono i ciclisti, su cosa fanno sulla strada e sul diritto che hanno a stare per strada”
Intervista @SkySport
Fotografia @Ansa

Sicurezza e ciclismo
Il tema sicurezza in bici è approdato all’Ordine degli Avvocati di Milano, grazie ad un evento unico e pionieristico, voluto e proposto dall’avvocato Federico Balconi, insieme al professor Fabio Iudica e all’avvocato Maria Laura Guardamagna, che hanno colto l’importanza del tema e reso possibile il corso di formazione per Avvocati tenutosi il 28 ottobre 2024 presso il Tribunale di Milano, Sala Conferenze Eligio Gualdoni.
Tre ore intense di lavoro, con una importante affluenza e partecipazione, a dimostrare che senza dubbio il primo passo da compiere per migliorare la tutela dei ciclisti e per chi opera con il diritto è quello di aggiornarsi e acquisire maggiore conoscenza ed esperienza possibile, cogliendo l’opportunità di poter garantire un miglior servizio ai propri clienti ciclisti rimasti vittime di incidenti.
Durante l’incontro è emerso che nel mondo legale servono consapevolezza e analisi costruttiva del nostro sistema normativo, ad oggi inadeguato alla realtà con la quale i ciclisti, parte vulnerabile della strada, si scontrano letteralmente ad ogni uscita in bicicletta, che sia per lavoro, svago, sport o mobilità.
Il ciclismo è uno sport complicato, perché il pericolo caduta è intrinseco nel suo svolgimento e il nostro sistema giuridico dovrebbe adeguarsi al resto d’Europa, perché non ha attuato i principi ispiratori delle riforme del codice della strada, ovvero “una stretta a favore della sicurezza dei ciclisti”, come da dichiarazione del Ministro Matteo Salvini, “e finalizzata alla sicurezza e tutela della salute delle persone nonché dell’ambiente così come della circolazione stradale. Promuovere la mobilità sostenibile e l’uso dei velocipedi”.
Peccato che le promesse però non trovino poi riscontro nella riforma del Codice della Strada, limitandosi ad intervenire sull’unico articolo, il 148 cds, che in realtà salvaguardava i ciclisti regolando il sorpasso del ciclista: nella riforma si cita infatti il metro e mezzo ma aggiungendo la dicitura “quando possibile”.
Insomma, la discussione ha offerto stimolanti visioni agli avvocati presenti sullo stato dell’arte, sulla casistica di incidenti, sulle ripercussioni dell’introduzione dell’omicidio stradale.
Si è parlato anche della sicurezza in gara, altro tema purtroppo sempre attuale nel nostro sport. Toccanti le testimonianze dirette di Arianna Fidanza, ciclista professionista e Jacopo Guarnieri, che proprio quest’anno ha concluso la sua lunga carriera professionistica.
Fidanza ha dichiarato infatti che “ha paura ad uscire in bicicletta, e spesso le vien voglia di tornare a casa dopo che le hanno fatto l’ennesimo pelo con la macchina”, mentre Jacopo Guarnieri ha manifestato la sua preoccupazione e paura, pur abitando in un luogo di campagna che diventa più pericoloso per la velocità e manovre degli automobilisti: “Sono spesso inconsapevoli dei rischi che fanno correre ai ciclisti che sorpassano con manovre azzardate” ha detto il piacentino.
La sua proposta è dunque quella di spostare il focus della comunicazione dalla vittima degli incidenti all’automobilista, agendo sulla sensibilizzazione per “insegnare” all’automobilista a percepire il pericolo e le possibili conseguenze di certe manovre.
“Non posso pensare che, una volta appurato che davvero potresti uccidere una persona con una manovra apparentemente banale, si rimanga insensibili: penso che una volta recepito questo concetto le cose potrebbero migliorare”, ha concluso Guarnieri.
Se si vuole credere in un futuro ciclabile bisogna quindi offrire e garantire infrastrutture e norme tutelanti, con scelte più incisive rispetto a quelle attualmente prese. Altri spunti sono arrivati dall’avvocato Federico Scaglia, che ha dato una prospettiva interessante sul rapporto di lavoro dei corridori professionisti, sui rischi consentiti e sulle manovre dei ciclisti in gara, accettabili finchè non siano contrarie al regolamento in modo eclatante. Il rischio sportivo deve considerarsi accettato, perché il ciclismo è sport pericoloso, ma solo e rigorosamente finchè non si travalichino i limiti a favore dello spettacolo.
La sicurezza in gara e su strada è argomento caldissimo e che coinvolge in prima persona il Presidente FCI Cordiano Dagnoni, che si batte dall’inizio del suo mandato per migliorare la situazione: “Oggi i giovani hanno molte più alternative rispetto a trent’anni fa, sportive e non, ma nonostante questo abbiamo un movimento in crescita e questo ci impone di impegnarci per offrire infrastrutture e sicurezza ai più giovani, nei quali crediamo e con i quali dobbiamo lavorare, anche nelle scuole, negli oratori, ovunque si possa costruire una nuova mentalità. Senza dimenticare che saranno anche gli automobilisti di domani e a loro, come fanno in altri paesi d’Europa, va insegnata l’importanza dello sport, della bicicletta, del rispetto della vita dei ciclisti”.
Totalmente d’accordo Johnny Carera, il manager di Tadej Pogacar e di tanti altri importanti atleti, che ha fornito elementi interessanti perché da tempo ha garantito ai propri atleti una tutela legale (quella della ZEROSBATTI) a tutti i propri atlet: “Quando un corridore viene investito ed è costretto a rinunciare a parte o all’intera stagione i danni si riflettono negli anni successivi, perché si perdono chance e ingaggi economici e gli anni migliori non è detto tornino, quindi è essenziale essere seguiti da un legale competente di questa materia”.
Tutti gli interventi hanno quindi un filo conduttore: chi utilizza le due ruote corre oggi pericoli non più accettabili, che derivano da una totale mancanza di cultura della bicicletta e che ancora vede forti resistenze allo sviluppo di questo mezzo.
Il quadro è preoccupante e questi eventi diventano canali di divulgazione e sensibilizzazione anche per chi non appartiene strettamente a questo mondo, come ha fatto notare Riccardo Magrini, il commentatore che ha fatto innamorare tantissime persone del ciclismo, grazie a un modo nuovo di fare cronaca, capace di coinvolgere anche i meno appassionati. Lo stesso meccanismo – è la proposta – andrebbe applicato alla sicurezza.
Ancora oggi il dito continua ad essere puntato sui comportamenti dei ciclisti, ritenuti ancora la parte irrispettosa, nonostante i dati reali presentati dall’avvocato Balconi evidenzino che le colpe dei ciclisti negli incidenti e i danni causati sono assolutamente trascurabili, mentre morti e incidenti gravi sono sempre causati da manovre gravemente colpevoli di automobilisti, spesso anche inconsapevoli della gravità delle loro condotte.
Il Convegno, al quale ha partecipato anche il general manager della Jayco AlUla Brent Copeland e la successiva tavola rotonda, moderata da Francesca Cazzaniga, hanno quindi evidenziato l’urgenza di nuove norme e di nuove consapevolezze che coinvolgano tutti gli utenti della strada, chi è chiamato a legiferare e, in chiave legale, chi deve poi assistere chi sceglie la bicicletta.
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Nuovo Codice, pochi pro e tanti contro
Il nuovo codice della Strada, in vigore da sabato 14 dicembre 2024, pare non accontentare nessuno, pur essendo il risultato di un lavoro che avrebbe dovuto comportare un passo avanti per la sicurezza sulle strade. I punti toccati sono molti, qualcuno ci colpisce indirettamente, ponendo limiti più stringenti all’uso di alcool e stupefacenti, così come del cellulare, punendo in modo più incisivo condotte degli automobilisti che spesso sono responsabili di incidenti con vittime ciclisti e pedoni, vedi la distrazione o lo stato di alterazione alla guida. Altri punti invece coinvolgono direttamente l’uso della bicicletta, con l’intento dichiarato di renderla più sicura, sulla cui realizzazione avremmo da muovere qualche appunto.
Ci sarebbe piaciuto, tanto per cominciare, l’abbandono del sostantivo “velocipedi”, con biciclette o ciclisti, giusto per dare un primo segnale di evoluzione. L’articolo in questione è l’articolo 15 (Modifiche alla disciplina della ciclabilità) che tocca alcuni articoli con modifiche in alcuni casi addirittura peggiorative o di nessun impatto, come vediamo di seguito. All’articolo 2, la Strada urbana ciclabile resta invariata, salvo togliere banchina e pavimentazione, ma con la confermata priorità per i velocipedi. All’articolo 3 viene poi abrogata la “casa avanzata”, sostituita da altra soluzione che non sembra peggio, ma neanche meglio di quella abrogata.
Corsie ciclabili
Il primo disappunto lo esprimiamo con la nuova disciplica riguardante le corsie ciclabili, non più riservate ai ciclisti, bensì più semplicemente “idonea a favorire la circolazione dei velocipedi sulle strade, anche in modo promiscuo con altri veicoli”. Il risultato, prevedibile è che gli automobilisti sentiranno il diritto di entrarci, non sentendo più l’obbligo di non valicare la linea che per noi ciclisti costituiva una specie di zona franca. Una soluzione che oltre a creare disagio e sicure diatribe sulla strada, vedrà un sicuro aumento degli incidenti tra veicoli a motore, che potranno utilizzare la corsia e i ciclisti, che non potranno più vantare la corsia loro riservata.
Doppio senso
Semplificate invece le corsie ciclabili per doppio senso ciclabile, che restano riservate alle biciclette. La zona di attestamento sostituisce di fatto la casa avanzata, e dovrebbe consentire ai ciclisti di avvantaggiarsi con minor intralcio e pericolo agli incroci semaforizzati. All’articolo 7 si propongono nuove soluzioni ciclabili: consentire su determinate strade a senso unico di marcia, ove il limite massimo di velocità sia inferiore o uguale a 30 km/h, la circolazione dei velocipedi in senso opposto, attraverso la realizzazione di corsie ciclabili per doppio senso ciclabile, nei soli casi in cui non sia possibile l’inserimento di piste ciclabili. Poi istituire la zona di attestamento ciclabile, in determinate intersezioni semaforizzate su strade con una corsia per senso di marcia e con velocità consentita inferiore o uguale a 50 km/h e nelle quali è presente una pista ciclabile laterale, di norma a destra, o una corsia ciclabile. Gran parte del lavoro sarà demandato ai Sindaci, poiché a loro viene determinata la delimitazione delle zone ciclabili, in cui può essere limitata o esclusa la circolazione di alcune categorie di veicoli, sono realizzate misure di moderazione del traffico e non è consentito superare il limite di velocità di 30 km/h .
Luci e campanello sempre
Invariati gli obblighi relativi alle dotazioni obbligatorie per biciclette, che dovranno avere luci funzionanti compresi i catadriotti su pedali e ruote, e dispositivi acustici.
Articolo 143: stare a destra
Resta invariato anche l’obbligo di stare a destra, manovra che in realtà pone il ciclista in estremo pericolo, proprio perché all’estrema destra troviamo le peggiori condizioni della carreggiata, con buche, tombini, rifiuti, sterpaglie, vere trappole per ciclisti.
Articolo 145: la precedenza
Sicuramente peggiorativa questa modifica che toglie l’obbligo di dare la precedenza ai ciclisti, sostituendolo con un inefficace “devono prestare particolare attenzione ai pedoni e ai ciclisti”. Si tratta delle strade urbane ciclabili e nelle zone ciclabili, mentre resta l’obbligo di dare la precedenza ai velocipedi circolanti sulle corsie ciclabili delimitate da striscia discontinua.
Il sorpasso: art. 148
Un commento a parte merita l’articolo che ha modificato il sorpasso del ciclista (148), che pur introducendo l’obbligo di tenere 1,5 metri di distanza in fase di sorpasso, pone una condizione che lascia spazio all’interpretazione e alla valutazione dell’automobilista, poiché specifica, “qualora le condizioni della strada lo consentano”. Questi i due testi a confronto
Nuovo testo: “Il sorpasso dei velocipedi da parte dei veicoli a motore deve essere effettuato con adeguato distanziamento laterale in funzione della velocità rispettiva e dell’ingombro del veicolo a motore, per tener conto della ridotta stabilità dei velocipedi, mantenendo, ove le condizioni della strada lo consentano, la distanza di sicurezza di almeno 1,5 metri. Chiunque viola le disposizioni del Presente comma è soggetto alle sanzioni amministrative di cui al comma 16, primo periodo”.
Testo precedente: “Lungo le strade urbane ciclabili il conducente di un autoveicolo che effettui il sorpasso di un velocipede è tenuto ad usare particolari cautele al fine di assicurare una maggiore distanza laterale di sicurezza in considerazione della minore stabilità e della probabilità di ondeggiamenti e deviazioni da parte del velocipede stesso. Prima di effettuare il sorpasso di un velocipede, il conducente dell’autoveicolo valuta l’esistenza delle condizioni predette per compiere la manovra in completa sicurezza per entrambi i veicoli, riducendo particolarmente la velocità, ove necessario, affinché la manovra di sorpasso sia compiuta a ridottissima velocità qualora le circostanze lo richiedano. Chiunque viola le disposizioni del presente comma è soggetto alle sanzioni amministrative di cui al comma 16, primo periodo”.
Saranno quindi i Giudici a dover stabilire, in caso di incidente, se l’automobilista non si sia attenuto alla distanza imposta per il solo fatto di aver urtato il ciclista, con una sorta di responsabilità presuntiva che nasce dall’incidente stesso. In questo caso l’articolo può avere un’efficacia rivoluzionaria, ponendo il ciclista come effettiva parte “vulnerabile della strada”, al pari dei pedoni, ove sempre una presunzione di responsabilità dell’investitore.
Una novità importante per motociclisti: ciclomotori e motocicli diventano Parti vulnerabili della strada al numero 53-bis), insieme a ciclisti e pedoni.
Avv.Federico Balconi
Foto di Harry Gillen su Unsplash

Fermo del ciclista
Domenico Pozzovivo si rivolge a ZEROSBATTI dopo aver subito un fermo con traduzione in caserma da parte di zelanti carabinieri.
Il nostro campione stava infatti pedalando, in un centro abitato, appaiato ad altro corridore (Diego Ulissi), quando veniva invitato, da una pattuglia di carabinieri, che li stava seguendo da diversi chilometri, fino a decidere di affiancarli e costringerli a seguirli e, solo dopo qualche chilometro i due ciclisti si rendono conto di essere arrivati fino in Caserma.
Qui vengono identificati, a Domenico viene consegnato un verbale con tanto di multa, con invito non troppo cortese a firmare e pagare “immediatamente” la sanzione, avvertendolo (o minacciandolo) che in caso contrario non avrebbero potuto rilasciarlo.
Il ciclista, infreddolito e piuttosto confuso dalla situazione, firma il verbale e paga.
Art 201 cds
Secondo il codice il verbale deve essere notificato entro cento giorni dall’accertamento della violazione, mentre per i residenti all’estero la notifica deve essere effettuata entro trecentosessanta giorni dall’accertamento.
L’art. 201 del Codice della Strada prevede quindi, per i residenti all’estero, che la notifica debba essere effettuata entro 360 giorni dall’accertamento dell’infrazione.
Pagando la multa si perde il diritto ad impugnare il verbale.
Ma vi è di più, infatti non vi era alcun motivo giuridico per costringere i due ciclisti a seguire gli agenti fino in caserma: sarebbe stato sufficiente identificarli sul posto, prendere i dati, l’indirizzo e redigere il verbale.
La scelta se firmarlo o meno è del cittadino, che può pretendere di non firmare e che gli venga notificata l’infrazione con relativo verbale al proprio indirizzo di residenza.
Inoltre, prospettare un danno ingiusto (se non paghi non ti lascio in libertà) potrebbe configurare un’ipotesi di reato, tant’è che l’art. 317 del codice penale punisce il pubblico ufficiale che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri costringa taluno a dare indebitamente a lui o ad un terzo, denaro od altra utilità.
Quindi, se dovesse capitare queste sono i nostri diritti:
- Di non seguire i militari in caserma se possiamo fornire la nostra identità
- Di non pagare la multa se la riteniamo ingiusta
- Di non firmare alcun verbale e pretendere la notifica all’indirizzo di residenza.
Ma quello che ci pare più assurdo è che la contestazione solleva un tema che coinvolge la sicurezza dei ciclisti: la doppia fila!
L’art. 182 lo consente nei centri abitati, eccezione all’obbligo di fila indiana, manovra insicura e di intralcio.
Viaggiare appaiati per due è più sicuro e consigliabile sia per i ciclisti sia per gli automobilisti, poiché consente di essere visti (ai ciclisti), obbligando l’automobilista a rallentare e attendere che ci sia spazio sufficiente per superare i ciclisti, senza avventurarsi in sorpassi a filo gomito dei ciclisti in fila indiana.
E poi il sorpasso si risolve nella metà del tempo!
L’associazione ZEROSBATTI interviene con avvocati specializzati a difesa dei ciclisti associati, sia in caso di incidente o qualsiasi avversità che abbia conseguenze giuridiche, garantendo assistenza immediata, e in questo caso porterà in Tribunale il caso, insieme alla campagna per la sicurezza e per consentire una modifica del codice della strada che consenta sempre e comunque ai ciclisti di viaggiare appaiati per due.
Avv. Federico Balconi
